Tempo, troppo o troppo poco

Nessuno dovrebbe avere tanto tempo libero da stecchire i propri neuroni davanti Real Time. Per ore. Mangiando Nutella e tenendo un Harmony tra le mani. Lavandosi i denti soltanto una volta al giorno. Se va bene. E lasciando che l’impero tricotico prenda il sopravvento su gambe, labbra, ascelle e tubero. Nessuno.
Men che meno io, che fino a una settimana fa contavo i secondi disponibili per espletare i miei bisogni corporei, che dormivo cinque ore per notte, incubi annessi. Per me, che lavoravo minimo 14 ore al giorno per sei giorni la settimana. Senza soldi, perché il locale era “mio” e la mia busta paga il 27 era rappresentata da soddisfazioni&preoccupazioni, non pecunia.
Sono Barbara, tra 40 giorni e 40 notti compirò 36 anni, ho due figlie, un ex compagno adesso anche ex socio, un vicino di casa molto vicino e, fino a sabato scorso, ero un’imprenditrice. Poi ho finito i gettoni delle giostre e mi sono ritrovata ad andare gratis su quella dei Calci in culo.
Non mi ci metto nemmeno a fare discorsi su crisi, istituzioni assenti, mancanza di appoggi, assenza di sostegni… Non mi ci metto a frignare in pubblica piazza. Preferisco abbruttirmi sul dondolo per un tempo definito, con la Nutella e il telecomando. Perché se fallimento è stato, il primo passo non può essere quello di dare la colpa a qualcuno. Bisogna accettarlo. Dondolando e vedendo scorrere puntate ormai vintage di Sex and the city.
È così che scopro che non so cosa farmene di quella cosa che, fino a sabato scorso, mi mancava come l’aria. La cui scarsa quantità era l’alibi per le cose che non riuscivo a portare a termine, la giustificazione per gli scatti di follia nervosa che investivano un po’ tutti.

Il tempo.

Prima non ne avevo abbastanza, oggi non so cosa farmene. Non so come usarlo. Non so cosa sono in grado di fare per poterlo utilizzare al meglio. Non so come ottimizzarlo, non so come impiegarlo tutto questo cazzo di tempo che prima usavo per trotterellare da una situazione a una torta a un fornitore a una bolletta a una spesa a un evento a una figlia da consolare e a un’altra da sgridare. Ne ho tanto, a manciate, a iosa, a sacchi, a valanghe, a betoniere, e non so dove stiparlo. Lo lascio scandire dai piccoli riti che mi impongono le bambine, ma per il resto è lì, tanto, quel tanto che destabilizza e lascia senza fiato. Lo so che prima o poi sparirà, come d’incanto, e mi troverò a rincorrerlo frustrata mentre incastro le decine di situazioni incastrabili da una donna-mamma in una giornata. Ma adesso ce ne stiamo insieme sul dondolo, benedicendo la bulimica presenza di canali satellitari, vedendo la pioggia scendere e rispondendo ai whatsapp di chi vuole sapere dove sono finita.

Simona mi chiede se ho progetti. Rispondo di no, rispondo che so fare bene due cose. Che cosa? So scrivere bene e fare bene i pompini.

Meglio di niente…

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