Io e le tue ossessioni

Colloquio di lavoro via whatsapp.

Francesco: “Ciao, il lavoro è basato tutto su questo. Tu soffri il solletico? In quali posti di più?”

Santisella: “Nonostante la domanda surreale ti rispondo: interno cosce e pianta dei piedi”.

Francesco: “Ascelle e pancia no? Ti spiego, sono un grandissimo appassionato di solletico e cerco urgentemente un’assistente per diverse sedute di questo tipo, senza nudi e senza secondi fini. Ben retribuite, al solo scopo di divertimento reciproco”.

Santisella: “Francesco guarda, mi piacerebbe ma VV (il mio Vicinissimo Vicino) potrebbe non essere contento se io mi facessi solleticare per lavoro. In bocca al lupo per la tua ricerca”.

Francesco: “Peccato, ciao”.

Eccomi entrata a gamba tesa nel fantastico mondo della ricerca di un lavoro. Eccomi spalancare le porte verso gli abissi delle più folli ossessioni.

Perché per un Francesco che vuole solleticarsi la vita, c’è una Nicole che mangia il lattice dei materassi, una Charmissa che ingurgita pezzi di ceramica, una Barbara che tutte le mattine annusa le ceneri del suo gatto.

Si spostano i limiti, si aumentano le cose da fare, da sopportare, da risolvere e cresce la frustrazione per missioni impossibili alle quali noi e soltanto noi ci sottoponiamo. Sotto ogni punto di vista. E arriva poi il giorno in cui il cervello va in corto circuito e ti ritrovi ad andare a dormire abbracciato a una sega elettrica o andare a spasso vestito da pony, nitrendo a ogni semaforo.

In questa settimana di volontario abbruttimento sul dondolo ho scoperto che cedere a un’ossessione è quanto di più rassicurante possa esserci quando il terreno sotto i piedi diventa più instabile dell’umore di una puerpera. Per esempio, leggere gli Harmony da sempre per me equivale a dare il rompete le righe a neuroni educati a essere sempre vigili e scattanti. Dai tempi dell’università, quando mancava un giorno all’appello, io disconnettevo i tessuti cerebrali e mi tuffavo nelle rassicuranti avventure dei romani d’amore. Perché, siamo sinceri, fa bene al cuore sapere che Brittany e Richard si incontrano e rabbrividiscono a pagina 8, si detestano arrapandosi fino a pagina 30, poi si contano i denti con la lingua a pagina 42 (ansimando e scambiandosi fluidi corporei fino a pagina 43), litigano per un equivoco a pagina 90 e fanno pace dopo immani sofferenze a pagina 130.

Ci fa bene sapere che Brittany e Richard staranno insieme, nonostante le variabili che la vita vomiterà loro addosso. È confortante sapere che può avvenire. Anche se è tutto paradossalmente finto.

Sarà per questo che continuiamo a vedere Beautiful e ad assistere al matrimonio tra Brooke e Ridge un paio di volte l’anno: piccole certezze, leggere ossessioni che danno sicurezza e tolgono la sensazione che il mondo possa crollarci addosso da un momento all’altro.

Sarà quindi più semplice sopportare le telefonate dei creditori, le bollette in buca, il matrimonio sciatto, il lavoro noioso e i figli apatici se ogni tanto ci uccidiamo di solletico, fino a morire dal ridere. Anche se per farlo dobbiamo dare 25 euro l’ora ad assistenti abbordate sulle bacheche di annunci di lavoro.

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