Friendship zone: gli amici ai tempi dell’internet

Sono tante. Non le vedo ma è come se sentissi le loro voci quando mi succede qualcosa, di bello, di brutto, di divertente. Mi parlano nella testa, soprattutto tramite smartphone. Sono amiche e sono presenti in ogni attimo della mia vita più recente. No, non sono la Giovanna d’Arco di periferia, e nemmeno sono pronta e taniche di ansiolitici per risolvere questa schizofrenia galoppante. Parlo delle Mamme di maggio 2012, una sorta di setta nella quale sono entrata nel momento in cui condividevo il mio utero con la mia secondogenita, Alice.

Lo so, lo so cosa pensate voi che del concetto di amicizia avete un’idea più classica, che vede banchi di scuola, merende divise, sigarette fumate di nascosto dietro le siepi, viaggi nei cessi delle discoteche a due a due, racconti di limonate da dimenticare. Lo so. Eppure queste 88 donne sono mie amiche. Non tutte e non tutte nello stesso modo, ma lo sono.

Ecco, mettiamola così. Come le chiamate voi quelle persone dalle quali andate per commentare un cunnilingus? Oppure per chiedere rimedi per la stitichezza? Chi sono per voi, se non amiche, quelle da cui andate per confessare di aver messo Guttalax nella lasagna di parenti serpenti? O quelle che vi asciugano le lacrime, anche virtualmente, quando raccontate che siete infelici?

Si chiamano amiche e io ne ho un plotone. E questa mandria di mammifere si racchiude virtualmente in un gruppo segreto su Facebook, mentre invece si disloca fisicamente in ogni angolo d’Italia. Isole comprese. E anche in Germania e Svizzera.

Ci sono quelle abbienti, quelle povere, quelle povere di spirito e quelle ricche di temperamento. Ci sono le metallare e le neomelodiche. Ci sono quelle di destra e ci sono quelle di sinistra. Ci sono quelle che al supermercato, le sentissi parlare, le punteresti con il carrello dritto all’altezza dello sterno. E poi ci sono quelle che ti chiedi perché non siano sorelle di sangue. Ci sono quelle credenti, quelle atee, le animaliste e quelle che ti mangerebbero Bambi guardandoti negli occhi.

Perché questo gruppo su fb, a livello, sociologico, è un terreno di studio meraviglioso. La sinergia che si crea tra donne tante diverse, accomunate da un momento magico quale è la gravidanza e tutto ciò che ne consegue, va al di là di gruppi e associazioni in cui, invece, ci si riunisce appositamente perché uniti da un interesse. Tra queste donne, tra queste madri, di base c’è un principio che se applicato nella società moderna farebbe la rivoluzione: c’è il mutuo soccorso.

Avete presente quella scena di Alla ricerca di Nemo in cui una rete di un peschereccio imprigiona un banco di pesci? Ecco, fate finta di essere coperti di squame, strizzati in quel sacco pieno di pesci. La cosa più importante per tutti è liberarsi per cui, insieme, con la stessa foga, si comincia a nuotare verso il basso per piegare il braccio che regge la rete. Ed essere salvi. E poco importa se quel luccio affianco che nuota con te vorresti finisse in crosta di patate: passato il pericolo puoi prenderlo a pinnate in faccia. Ma fino a che ce n’è bisogno si mettono da parte le stronzate e si nuota, insieme.

Non sarebbe bello se il mondo funzionasse così? Secondo voi, con questo principio, Occhetto avrebbe dato il via al festival delle divisioni? Io non lo so. Ma ogni tanto ci penso.

Il meglio lo diamo quando una di noi sta per partorire. Partono gli aggiornamenti in presa diretta che 90* minuto ci farebbe ‘na pippa. Misuriamo i minuti tra una contrazione all’altra, sosteniamo e incitiamo. E ci commuoviamo. A questo proposito: benarrivato Michele, new entry di 4,200 chili!

Statisticamente, per ogni mamma di maggio c’è anche un papà di maggio. Almeno, la regola è questa. Ecco, loro sono veramente la parte più tenera. Quando le mamme di maggio si incontrano, non tutte insieme ma spesso e volentieri si incontrano, i papà di maggio stanno un po’ in disparte, mani in tasca, si guardano in giro, molte volte nascondono l’imbarazzo occupandosi dei pupi mentre le mamme… le mamme si incontrano, si baciano e si abbracciano, ridono e confabulano come se avessero condiviso il bagno fino al giorno prima. E, sappiate, che per molte di loro, anche il numero di deiezioni è argomento di discussione. Le proprie deiezioni, quelle del frutto del loro seno e pure quelle degli animali domestici.

Sapessero anche, i cari papà di maggio 2012 che molte delle loro misure sono state discusse nel gruppo. E anche delle loro prestazioni: di maschi, di uomini, di padri.

Uno degli aspetti che amo maggiormente di questo insieme di uteri produttivi è la sua connotazione di prontuario. Hai bisogno di un avvocato? Noi, tra le mamme, ce l’abbiamo. E più di uno. Vuoi uno psicologo? Celo. Un’infermiera? Celo ancora. Una maestra, una podologa, una cartomante? Celo. Celo. Celo. Vuoi l’imprenditrice affermata? Vuoi la cassiera che ti spara in anteprima le offerte? Celo. E ce-lo. Noi abbiamo tutto, cari miei, e ve ne dico un’altra: se fossimo le superstiti di una guerra post-atomica e avessimo il compito di ripopolare con senno questo pianeta noi, le mamme di maggio, ce la faremmo in meno di sei giorni. Sputandoci negli occhi all’occorrenza, ma tirando su il sipario di questo mondo nuovo con lo smalto sulle unghie e gli orli delle tende cuciti. Perché quando il gioco si fa duro, noi si nuota dalla stessa parte.

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