Il voltafaccia di Renée Zellweger

Io lo so che la vita è costellata di perché.
Perché il sole sorge e poi tramonta?
Perché se sono il sesso forte le mestruazioni non le hanno i maschi?
Perché quando ne hai bisogno la Nutella finisce?
Perché se Dio esiste ci sono le guerre?
Perché la gente vive di speranza e spende decine di euro in slot e non crede nei sogni, che sono gratis e costano in impegno?
Perché se hai una camicia bianca si macchierà di qualsiasi cosa prima dell’appuntamento per il quale sei in ritardo?
Perché se ti cade la fetta biscottata alla marmellata finisce, inevitabilmente, sul pavimento dalla parte della marmellata?

E di perché ce ne sono e ce ne sarebbero ancora…. Ma ce n’è uno che mi angustia da qualche ora e che non mi dà pace:

Perché minchia ti sei devastata la faccia cara Renée Zellweger?

Perché hai fatto a te questo, stravolgendo dei connotati fantastici? E perché lo hai fatto a tutte noi donne?

Non è giusto Renée, ci stai girando la schiena, adesso diventata ossuta e con scapole sporgenti. Hai preso, hai guardato noi femmine per anni rincuorate dai tuoi mutandoni in spandex, dai tuoi capelli a lattuga, hai provato a sorridere e te ne sei andata, lasciandoci così.

Sei una stronza Renée, dove la mettiamo la coerenza? Come me la racconti adesso la storia della sfigata paffuta e disinibita sessualmente che mangia gelato piangendo sotto il piumone, cantando, con il moccio al naso, All by myself?!?!?

Hai preso un lembo della tua natica e hai chiesto a una squadra di chirurghi picassiani di allargarla tanto da coprire il tuo viso resettando quello che era prima. Ora non riesci più a sorridere, il mondo ti guarda e non ti riconosce e a me viene una grandissima tristezza perché mi hai ingannata, e hai ingannato te stessa. Te ridevi con il culone strizzato in quelle pancere antiscopata, ridevi e parlavi con gaudio di quei chili che hai dovuto prendere per essere una credibile Bridget Jones.

Ridevi, facevi l’autoironica e creavi un’eroina credibile, paladina delle donne che sono normali, che fanno la cacca e ogni tanto pure le scorregge, che l’uomo lo perdono per i motivi che normalmente nella vita gli uomini si perdono, noia, abitudine, per sesso che muore e adipe che cresce. Perché la quotidianità viene sognata ma poi, quando si raggiunge, spegne gli entusiasmi.

Perché l’amore finisce. Ma se l’amore finisce e tu piangi sotto il piumone e mangi il gelato, un po’ sorridi perché lo ha fatto pure lei, Bridget, e quindi non sei sola.

Io, Bridget, io mi sono sentita te più di una volta. Ultima ieri, quando camminavo svelta per andare a prepararmi per un colloquio di lavoro, una raffica di vento ha fatto volare un sottovaso che mi si è rovesciato in testa, con tanto di acqua sporca e foglie marce. Io mi sono messa a ridere e ho pensato a te. Dopo qualche minuto ho visto le immagini di quella tua faccetta sciolta e spalmata. Quella faccetta che non era più la tua.

Cosa c’è Renée? Crisi di mezza età? Marito farfallone? Produttori che non ti chiamano più? Me lo vuoi spiegare che cazzo t’è preso quel giorno? Me lo vuoi spiegare perché non ci hai chiamate tutte a raccolta, cellulitiche ancelle del tempio della normalità? Ti avremmo spiegato che il tempo passa, che i farfalloni è meglio che farfallino altrove, che le major del cinema sticazzi che ora ti chiamano, ora che sembri la figlia illegittima di Taylor di Beautiful e Melanie Griffih.

Ma avevi una te stessa da cercare e sei scivolata fuori dal piumone, hai mollato il barattolo di gelato e te ne sei andata. Lasciandoci il cucchiaio da lavare.

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