Essere Don Chisciotte (prontuario di sopravvivenza in tempo di crisi)

Alcune premesse doverose, perché mica tutti conoscete la qui presente Santisella.

– non sono buddhista, non credo nel karma. Non sono nemmeno fatalista. Diciamo che faccio parte di quella schiera di personaggi più dediti alla religione bottaculoista

– mio padre per lustri e lustri mi ha rinfacciato di aver fatto Scienze della comunicazione e non Economia e commercio, per cui ogni tanto mi chiedo se le mie scelte spregiudicate in fatto di lavoro non derivino dall’atavica bramosia di dimostrare che HA TORTO.

– ho con il denaro un rapporto basic, nel senso che lo tratto come fanno i bambini: se ci sei mi compro le caramelle, altrimenti me le immagino. Tutto questo diventa un filo complicato se tieni da sfamare due creature (e pure due gatte e un cane).

– tutte le mie esperienze lavorative mi hanno permesso di scoprire di me talenti nuovi e inaspettati, anche quando lavoravo per quel giornale di merda che inventava cinghiali e nudisti per riempire le pagine. Anche quando ho vestito la voce di Antonietta, la cartomante sensitiva che leggeva i tarocchi e risolveva i dubbi degli utenti telefonici.

– La Bottega aperta mi ha regalato, in senso di talenti scoperti e conclamati, che se voglio posso fare qualsiasi cosa, io sono l’evoluzione della specie in quanto all’arte dell’arrangiarsi. Per cui, se credi fermamente di poter cadere sempre in piedi, sconfiggi l’ansia in un battibaleno e non abusi dell’inalatore da asmatica nerd che fa parte del mio corredo da anni.

Tutto questo per spiegarvi qualcosa che in tanti mi avete chiesto in queste settimane, ovvero come facessi a starmene serena a guardare la tele sul dondolo o a parlare di Renée Zellweger mentre avevo mutuo, bollette, figlie da sfamare e vestire e occhialare, assorbenti e deodorante da acquistare, luce e gas da saldare, spazzatura da liquidare e tutto quello che ancora finisce in -are e fa rima con pagare.

Mi rendo conto che il mio atteggiamento potesse sembrare assurdo, incosciente, ai limiti della demenza e della chiamata ai servizi sociali. Ma vi chiedo una cosa: voi avete mai letto il Don Chisciotte? Se sì battete un cinque, se invece la risposta fosse negativa…

Peccato. Ma fatelo. Perché parla di un uomo libero che non si fa condizionare dal pensiero altrui. Parla di chi crede fortemente in qualcosa, ma così fortemente, che quel qualcosa gli scorre nelle vene, fa parte di lui, se lo porta dietro anche quando si lava i denti. Parla di chi non è sciocco, anzi, ma non  fa della furbizia e delle strategie il suo modus operandi.

Parla di chi crede fortemente che “a tutto si rimedia fuorché all’osso del collo scavezzato” e che a stare a lamentarti, a blaterare che gli altri rubano, ma poi lo faresti pure tu ne avessi occasione perché “lo fanno tutti”, ad aspettare la manna dal cielo con la bocca aperta non si risolve proprio una cippa di un cazzo di nulla.

Non dico che sia semplice e nemmeno che non è vero che non ci sia lavoro, altrimenti non avrei fatto la cartomante al telefono e nemmeno venduto olio da un call center facendo finta che lo facessi dagli uliveti liguri, accarezzata dal vento e cullata dal muoversi delle fronde.

Dico che se non ti piovono bombe sulla testa, se non vivi in un posto in cui hai casa lavata da uno tsunami il giovedì e asciugata il martedì da un tornado, che se a sei anni non ti hanno data in sposa a un trentenne, che se hai acqua dal rubinetto quando la chiedi, che se hai pure delle scarpe ai piedi e il tempo di scegliere tra vestiti diversi nell’armadio, che se non hai malattie gravi… Ecco, se non rischi di avere l’osso del collo scavezzato, allora non hai il diritto di frignare, ma il diritto, e anche il dovere, di credere di farcela. Per te stesso e anche per chi, a tutte o a qualcuna di quelle domande di cui sopra, ha risposto sì.

Ecco spiegato quindi il mio sorriso, che tanto stranisce chi mi crederebbe, e vorrebbe, in un angolo a piangere. Sarà che ho due figlie belle e intelligenti e sane, sarà che ho davvero un sacco di gente che mi vuole bene e che sarebbe disposta a sentire un intero cd  di Gigi D’Alessio pur di aiutarmi, sarà che mi ritengo fortunata, io sorrido e credo fortemente che so fare un tot di cose e so farle talmente tanto bene che prima o poi il mio “lavoro” arriverà. E se non dovesse arrivare, mi basterà trovarne un paio che mi permettano di sostentare me e le due cucciole e mi lascino abbastanza tempo per incontrare gli amici, fare la capriole con VV, guardare XFactor con Micol e cucinare per gioco con Alice.

Insomma, sono una ragazza fortunata perché MI sono regalata un sogno. E sopravvivo alla grande crisi.

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