I 5 ricordi più vergognosi di una madre svergognata

Riceviamo e pubblichiamo:
“Sono un padre e mi chiedo lei, scrivendo questo blog, se ha mai pensato alle ripercussioni che potrebbero avere le sue parole sulle sue figlie. E se le maestre lo leggessero? Se a farlo fossero addirittura le mamme delle compagne di scuola? Mettiamo caso, ma è solo un caso, che qualcuno vada dalla sua figlia più grande, Micol mi pare si chiami, e le legga il blog e si metta a spiegare per filo e per segno quello che ci scrive. Ecco, lei non pensa alla vergogna che potrebbe provare?”.

Ora, bambine e bambini, prendiamo spunto da questo interessante intervento e parliamo del concetto di vergogna.

Cappello introduttivo, senza fare voli pindarici e volermi minimamente accomunare ai grandi letterati, mi chiedo la zia di Bukowsky, la sorella di Anaïs Nin, i cugini di Miller e ancora e ancora come potessero sentirsi leggendo gli scritti dei loro intellettuali parenti.
Per riavvicinarmi al mio livello: chissà cosa pensano i figli di Massimo Ciavarro dopo aver visto i suoi fotoromanzi. Oppure, il figlio della Fenech avrà mai chiamato Ubalda la sua mamma?
Questi quesiti mi pongo se il mio affezionato lettore si stesse riferendo, come immagino, alla facilità con cui parlo del mio rapporto con il sesso. Parte che, nell’educazione di entrambe le mie figlie, viene trattata con la massima serenità e limpidezza, perché di repressi e psicotici sessuali il mondo è in over-booking.

Non mi vergogno di scherzare su pompini e cunnilingus, e se una delle maestre o qualcuno dei genitori dei compagni delle mie figlie mi guarderà storto per questo, ritengo che sia un problema loro più che mio. Per fortuna le mie figlie hanno due genitori che le hanno educate nella piena libertà di manifestare se stesse, senza temere il giudizio di chi le vorrebbe come “loro”. Mi chiedo poi, ma i figli queste persone che non possono leggere di posizioni, sesso orale eccetera, come li hanno avuti? Li hanno ordinati su Amazon.com?
Ma la sento già la voce della responsabilità sussurrarmi: “Si, ma loro lo fanno, mica lo scrivono su un blog per cui non ci vogliono grandi algoritmi per capire di chi si parla”.
Certo, questo è anche vero. Quindi la cosa più importante è che non si dica. Si faccia, in segreto, e non si dica. Qualsiasi cosa.

Alla luce di queste riflessioni devo ammettere che sì, io sono allora una madre, una donna, svergognata. Perché sono priva di vergogna. Io non mi vergogno perché, tutto quello che faccio, lo faccio con la mia simpatica faccetta in prima linea: nulla di ammucciato, nulla di nascosto, nessuno scheletro negli armadi. E se qualche scheletro ci fosse, cominciasse a rendersi utile riordinando e facendo il cambio di stagione.

Non mi vergogno di parlare di pompini perché spero che le mie figlie non si vergognino quando spiegherò loro cosa sono, a tempo debito, e a farli, se le rende felici. Non mi sono vergognata di parlarne con Micol, ieri sera, e anzi, ho provato gioia pura quando lei, dopo averle letto qualche post di Santisella, mi ha detto: “Mamma, mi piace molto, fa ridere. Mi piace più di molto”. Sarà invece più dura parlare con lei di bulimia e povertà, altri due concetti che ho espresso nel mio blog ma che evidentemente, visto che non riguardano il sesso, non hanno ferito la sensibilità di nessuno.

Però anche io mi sono vergognata qualche volta, nella mia vita.

La prima che mi ricordo risale alla mia seconda elementare. Facevo il filo a Emanuele e mamma lo aveva invitato a casa a mangiare le lasagne. Visto che sapeva che mi piaceva tanto, ha fatto la mamma simpatica con un un sacco di moine per metterlo a suo agio. Facendomi vergognare come una merda. Due giorni dopo Emanuele ha detto TI AMO alla mia amica Assunta.

Poi c’è quella volta che, alle medie, sono andata in bagno. All’epoca si usavano i body e io non facevo eccezione. Quando suonò la campanella di fine intervallo mi tirai al volo su le mutande e allacciai i jeans, dimenticandomi del body. La cui coda rimase penzolante sul mio culo, in perfetta evidenza, per tutta la seconda parte della mattinata facendo ridere chiunque. C’è un calco del mio body all’ingresso della scuola, per non dimenticare.

Mi sono vergognata tantissimo quella volta che, per far colpo su Francesco, ho dato gas al motorino che mio padre mi stava insegnando a guidare. Fissando il mio bello negli occhi sono saettata davanti al bar in cui cazzeggiava, capelli al vento e sorriso ammiccante. Peccato che, da perfetta imbecille inesperta, al momento di fare la curva non ho rallentato e mi sono andata a schiantare su una Golf parcheggiata là davanti, montandole sul cofano. Davanti a Francesco e a tutti quelli del bar. Ho camminato come Tex Willer per due settimane. Francesco, anni dopo, è finito in galera per rapina a mano armata. Io non ho preso nemmeno la patente per la macchina.

Primo giorno di palestra. Tapin roulant bello e cromato. Ci salgo sopra, lo metto in azione, comincio a camminare giocherellando con un bracciale. Che ovviamente si rompe. Ci tenevo moltissimo a quel bracciale. Scendo giù dal nastro senza spegnere e mi chino per cercare ciondoli e perline. I miei capelli si incastrano agli ingranaggi dell’aggeggio infernale. In quel momento ho inventato il taglio asimmetrico. Ed è stato il mio ultimo giorno di palestra.

Quel mattino, al check-in per Roma, avevo dormito tre ore dopo averne passate 40 in piedi per chiudere un numero impegnativo del giornale. Quando mi sono vestita ero in trance. Quando mi hanno chiesto di togliermi le scarpe perché suonavo al metal detector ho scoperto che un piede era senza calza, l’altro aveva un fantasmino non meglio identificato e probabilmente non mio. E c’era Alessandro Gassman dietro di me.

Quindi sì, sono senza vergogna, lo ammetto. Appuntatemi una S scarlatta sul vestito. E chiamate il Moige per segnalarmi.

PS E voi, quando vi siete vergognati di più al mondo?

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7 pensieri su “I 5 ricordi più vergognosi di una madre svergognata

    1. Tesoro mio…non ti curar di loro, ma guarda e passa! Anche io la penso come te e mi batto ogni giorno con una madre all’antica che i suoi 4 figli li ha concepiti per procura! Non c’e’ nulla di più bello e naturale al mondo del sesso e, cosa che non guasta di questi tempi, non costa nulla!!! Sei grande tesoro, vai avanti così!

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      1. Io sono la maestra di Alice e ti trovo una mamma fantastica!!! Di cosa divresti vergognarti poi???? Maaa… Sei grande!!! Un bacione tvb

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