Uomini che non hanno più voglia di fare sesso

  
Come un virus silente e malinconico, il calo di desiderio sessuale maschile si sta insinuando tra le coppie di giovani, tra quelle rodate, nei talami più consolidati. Lo immagino che striscia, millimetro dopo millimetro, e s’infila nelle meningi, prendendo il controllo di quella parte dell’encefalo deputata al ponte levatoio che si trova nei boxer. Da quel momento, game over.

Il ponte smette di alzarsi e di avere voglia di farlo. Al massimo si conserva qualche impennata idraulica dovuta alla pipì.

Insomma, alcuni uomini non hanno più voglia di fare sesso. Così, improvvisamente. Smettono di cercarti, di strusciarsi, di ammiccare. Probabilmente smettono pure di farsi le pippe.

All’inizio non ci ho fatto caso. Pensavo fosse solo il problema di quella mia amica che, raccontava, con due bambine e un lavoro faticoso sentiva di non piacere più al suo compagno. Lei, che aveva avuto disturbi alimentari molto seri e che da poco aveva partorito, si spiegava con il suo lento dimagrimento il calo di desiderio sessuale che coinvolgeva la coppia. Quando ne parlavamo, ogni volta, trovava una giustificazione diversa: le bambine piccole; la cronica lotta con l’evanescenza dei soldi; il lavoro di lui poco esaltante; la mancanza di tempo; l’abbondanza di stress. Ma, sotto sotto, lei sentiva che il problema era soltanto lei e che lui aveva ragione a non voler andare da un dottore per spiegare mesi e mesi d’inattività.

Poi la mia cara amica mi ha confidato che pure sua amica, moglie del cugino di lui, aveva seri problemi di ponte levatoio.

Allora ho pensato potesse essere colpa degli omogeneizzati che i due uomini avevano mangiato da piccoli, non so, una qualche reazione chimica che con il tempo li aveva resi poco desiderosi, quasi asessuati. Roba di estrogeni, di ormoni della crescita. Boh.

Poi, tra un caffè e un aperitivo, anche una ragazza poco più che ventenne ammette che con il suo fidanzato fa l’amore q.b., ovvero quanta basta per non far ricrescere l’imene. Una volta a era geologica.

Il virus non è un razzista anagrafico quindi: colpisce a ogni età.

Con il passare dei mesi, che fosse al lavoro o sul pullman o dal dentista, ho sentito vari mormorii di donne il cui marito o compagno o fidanzato erano stati colpiti da questa trasmutazione genetica paralizzante del pipino. Una transumanza ormonale. L’apice della mia ricerca, il momento in cui ho riconosciuto tutti i segnali di un’epidemia, è stato quando un’altra mia amica mi ha rivelato che il suo compagno lo facevano a singhiozzi. Di settimane. Proprio loro, che potevano partecipare alle olimpiadi di scopata selvaggia.

Certo, viene da pensare che forse i suddetti mariti e compagni e fidanzati potrebbero aver perso interesse per la persona specifica, e non per tutto il genere umano femminile. Sarebbe la solita spiegazione, quella che decenni e secoli di libri e film ci parla di uomini vigorosi e perennemente allupati alla costante ricerca di femmine da intortare prima e poi trombare. Il discorso del prosieguo della specie.

Eppure, anche se in certi casi il tradimento potrebbe essere la risposta giusta, ho continuato i miei studi.

E ho scoperto che il virus dilaga e che gli uomini che ne sono colpiti, vittime del retaggio culturale di cui sopra che li vuole sempre protagonisti di colossali erezioni, negano. Negano l’evidenza. Nascondendosi dietro alibi e giustificazioni che corrodono le coppie e che, soprattutto, non risolvono i problemi.

La cortina di silenzio imbarazzato che circonda questo fenomeno è di quelle da segreto di Stato, il circolo vizioso silenzioso:

  • gli uomini non lo ammettono nemmeno con se stessi;
  • gli uomini non ne parlano nemmeno con gli amici. Anzi, si vantano di trombate memorabili, oppure sorvolano;
  • minimizzano quando le loro donne provano a parlarne: parlano di lavoro/soldi/scarsa intimità/figli/stanchezza e intanto le settimane passano, mentre le donne restano in attesa e si convincono di non piacere più e di non essere abbastanza brave nel risolvere i problemi che non permettono al ponte levatoio di alzarsi;
  • il senso d’inadeguatezza, la scarsa autostima, il senso di competizione fanno in modo che anche con le amiche non se ne parli molto, a meno che le ragnatele sotto il perizoma non siano vicine parenti di quelle del castello di Dracula in Transilvania.

Nell’iconografia sociale, se la cosa capitasse al contrario e riguardasse uomini lasciati a secco di picciottate da parte delle donne (parliamo delle divertentissime barzellette sui mal di testa della moglie?) allora il tradimento sarebbe la naturale conseguenza di questo stato di cose: se ti neghi al consorte il minimo che possa succederti è di avere un chilometro di corna sul capino. Invece… Invece siamo modernissimi sotto tanti punti di vista, ma quando si parla di sesso siamo rimasti un tantinello indietro. Siamo legati ancora alla diversa conformazione del desiderio sessuale di uomo e donna, quella leggenda metropolitana secondo cui se gli uomini non soddisfano le brame dello scroto, si trasformano in un gremlin. Mentre le donne, che fanno tutto di testa, possono sopportare anche anni di carestia senza risentirne.

Cazzate. Utili a giustificare orgasmi femminili lontani anni luce, indispensabili per mascherare relazioni di convenienza. Per entrambi.

Il virus è forte del silenzio, quindi, e le vere vittime sono proprio quegli uomini che pur di non affrontare una cura, ma ancor prima una diagnosi, si accontentano di far finta di niente.

Io credo ci voglia coraggio. Insomma, siamo davanti un cambiamento epocale nella già complicata relazione tra femmine e maschi. Qua si stanno riscrivendo le regole del gioco e senza istruzioni si naviga s vista. Con gli iceberg all’orizzonte. Avete mai provato a montare un mobile Ikea senza istruzioni? Se già con il libretto e i disegnini capita il più delle volte di essere avvolti dalla frustrazione, figuratevi senza.

Allora forse la soluzione, o parte di essa, potrebbe essere di spogliarci completamente delle sovrastrutture che nei secoli dei secoli ci hanno vestiti come armature, pronti alla battaglia.

Uomini&Donne sono roba diversa, sotto ogni punto di vista. Ma forse, e dico forse, invece di ripartire dalle differenze bisognerebbe ricominciare da cosa ci accomuna. Soprattutto se sono sentimenti. Me lo insegna Micol quando, al mare in Grecia, si avvicinava a bimbe e bimbi allo stesso modo, in comune con loro la voglia di giocare. Senza pensare alla lingua diversa, al sesso diverso, all’età diversa. Ma soltanto alla stessa voglia di divertirsi.

Quindi, se pesa la mancanza di desiderio sessuale nei confronti della compagna, perché gigioneggiare lasciando trascorrere il tempo? Perdendo energie più utili alla soluzione del problema, piuttosto che al suo mimetizzarsi nella quotidianità?

Che sia finito l’amore, che siano i soldi il problema, che lo siano i parenti invadenti o i figli onnipresenti. Qualsiasi sia il motivo per cui l’idea di trombare vi solletica come quella di andare alla posta, allora parlatene!

Sconfiggete il virus, riattivate il ponte levatoio. Siate uomini, porcacciamiseria!

PS Persone e luoghi citati sono frutto della mia fervida immaginazione. O forse mi piace crederlo.


Perché dovete leggere le indagini del commissario Ricciardi

  
(Immagine di via Toledo, presa da Wikipedia. La strada percorsa da Ricciardi per andare in questura e tornare a casa, la via in cui sorgono botteghe e si sviluppano molte scene dei romanzi)

C’è questo tizio qui, nella Napoli degli anni ’30: fa il poliziotto, il commissario per essere precisi. Non è un gran figo, fisicamente parlando, ha il fisico mingherlino, è alto ma non troppo, non sorride mai ma non perché sia tenebroso, ma solo perché effettivamente non c’ha molto da sorridere: ogni passo che fa, per i vicoli partenopei, incontra una schiera di spettri di morti di morte violenta che gli comunicano, ripetutamente, il loro ultimo pensiero.

Insomma: Ricciardi vede la gente morta.

Però, se avete in mente Ghost Whisperer o Medium ecco, avete in mente qualcosa che non c’entra molto. Perché, appunto, Ricciardi non solo vede i morti e sente le loro ultime parole. Ricciardi avverte le emozioni che hanno provato nel momento del trapasso, il dolore, la rabbia, l’umiliazione, la sorpresa. L’amore. E questa cascata di sensazioni che gli arriva in faccia come fossero zaffate di vento lo lascia stordito e gli regala una croce che, consapevolmente, sceglie di portare da solo, chiudendosi in una cupa solitudine.

Per questo Ricciardi, nella Napoli fascista degli anni ’30, fa paura ai superstiziosi che, pur non conoscendo la natura del suo dono, il Fatto, pensano che riesca a risolvere i casi perché parli col diavolo. Sta sulle palle ai colleghi perché lavora e non parla di figa e automobili nella pausa caffè. Indispone i superiori perché sembra immune ai fuochi fatui dell’ambizione e perché non presta la dovuta attenzione ai rapporti diplomatici. Insomma, Luigi Alfredo Ricciardi per la festa del suo compleanno non rischia di dimenticare qualche invitato da chiamare.

Questi pensieri sparsi sul personaggio nato dalla penna di Maurizio De Giovanni sono fermi al ciclo delle stagioni: ho scoperto tardi il commissario e quindi le mie considerazioni arrivano fino all’ultimo libro stagionale, l’Inverno.

Chi è

Luigi Alfredo Ricciardi è un ricchissimo barone con mille milioni di chilometri quadrati di terre e mille milioni di masserie sparse per il Cilento. Ma a lui, di tutta ‘sta roba, non interessa. Ad amministrare i suoi beni ci pensa la sua Tata, Rosa, forsennata spaccamaroni e pessima cuoca affezionata al suo signorino, unico barlume di famiglia che possiede il commissario. E a lui non importa nemmeno del titolo nobiliare, che di quei tempi gli avrebbe garantito un minimo di serenità di trattamento: a lui interessa risolvere i casi che il Fatto gli presenta perché questo è l’unico modo che ha per provare a cambiare le cose, è il solo modo che conosce per rendere giustizia a chi, sventrato o pieno di lividi, gli racconta i suoi ultimi pensieri.

Che siano tenori amati dal Duce, che siano vecchie fattucchiere oppure orfani dimenticati pure dal Signore, lui perde il sonno e prosegue nelle sue ricerche a testa bassa. Forse idealista senza rendersene conto, o forse sono io che voglio vederlo così, il silenzioso Ricciardi non grida, non sbraita, non sorride. Ma mangia sfogliatelle e pizza fritta a pranzo. Tiene sempre le mani in tasca. Non porta il cappello nemmeno sotto il diluvio. Ma va a letto con la retina in testa…

Le donne della sua vita

Come detto, il vedere i morti ammazzati e il sentirne tutto il dolore fa sì che il buon commissario pensi che si tratti di una maledizione che deve portarsi dietro da solo, per non rischiare di tramandarla alla prole (come accaduto a lui che è maledetto perché figlio di sua madre, morta giovane e in possesso della stessa capacità) ma anche per non ammorbare la consorte con i suoi demoni. Ma questo non toglie che, cuore e ormoni di Ricciardi, siano comunque solleticati.

* Enrica

È la Laura di Petrarca, emblema dell’amore semplice che avvicina a Dio, e alla serenità, un animo tormentato come quello del commissario. Abita nel palazzo di fronte, è una maestra diplomata che insegna in casa a bambini ricchi e poveri, indistintamente. È giudiziosa, pulisce la cucina e passa le sue serate a ricamare, con la mano sinistra. Non sottovalutiamo la “mancinità” della fanciulla, perché è connotazione di determinazione a preservare la propria individualità nonostante i tentativi di “correzione” delle suore. Sotto i vestiti puliti ma antiquati e la pettinatura anonima, si scorgono una figura elegante e gambe lunghe. Ovviamente ha anche gli occhiali. Con la montatura di tartaruga.

Per un anno si osservano dalla finestra, poi s’incontrano in commissariato e arrivano addirittura a scambiarsi lettere. Al termine del ciclo delle stagioni lei fa un voto dichiarando che avrebbe rinunciato a lui pur di averlo vivo.

* Livia

Vedova di un famoso tenore, bellissima e sensuale ed elegante e alla moda e spregiudicata e divertente e intelligente. Livia ha tutto, pure Edda Ciano come amica. E non dico altro. S’incapriccia di Ricciardi, ma non è solo un’infatuazione: Livia s’è presa una trona che non finisce più e lo insegue sul tacco 12 per tutta Napoli. Pure il commissario non sembra indifferente alla nuvola di profumo che Livia si porta dietro, ma quando sta per morire pensa a Enrica. E questo taglia la testa alla zebra, vi pare?

Amici

Pochi ma buoni, as usual.

* brigadiere Raffaele Maione

L’ombra del commissario, ma non è subordinato anche nei pensieri. Stima il suo superiore e gli è legato da affetto sincero oltre che da lealtà smisurata. Ha nasato il potere di Ricciardi, ma non ci si sofferma troppo.

* dottor Bruno Modo

Quello che Pasquano è per Montalbano, ovvero il medico patologo che dalle autopsie tira fuori impressionanti indizi per la soluzione delle indagini. Ma Modo è sarcastico senza essere offensivo, frequenta i casini ma è solo. Ed è un dissidente antifascista, il che mi fa supporre che gli succederà qualcosa nei prossimi libri. A naso.

Nemici

Se stesso, innanzitutto, vista la sua natura dannata. Si nega l’amore, l’amicizia spensierata e pure il sesso. E poi Garzo, suo superiore vanesio e pr convinto che teme Ricciardi ma non può farne a meno, vista la velocità con cui risolve i casi in un periodo storico in cui ordine e disciplina sono le parole chiave.

E poi la fame e l’amore, i due motori principali che portano all’omicidio.

Perché dovete leggerlo?

Ricciardi è un personaggio, e a volte capita che i personaggi siano più forti dello stile di scrittura di chi li ha “inventati”. Ma in questo caso i personaggi sono due, lui e De Giovanni, lo scrittore che con pennellate cariche di poesia e realismo ci fa amare Napoli, ce ne fa sentire i suoni, i profumi, ci racconta i suoi colori, ci versa, riga dopo riga, la sua anima addosso. Io affondo con lui i denti nella sfogliatella calda, insieme a Ricciardi sento l’umido della pioggia in testa, con i suoi occhi vedo stese le lenzuola con i fili, da finestra a finestra. Senza retorica. Non la retorica del male, non quella del fascismo, non quella dell’eroe. Solo le persone, l’umanità, la gente.

Inoltre, io che amo i gialli, non sopporto quegli scrittori che non ti dicono subito le cose, gli indizi. Che ti fanno giocare con lui ma che vogliono vincere, facile, svelandoti all’ultimo le cose che anche il loro personaggio sa. De Giovanni, onnisciente è vero, ma svela gli indizi a Ricciardi nello stesso tempo in cui li rivela a noi. E poi le sue storie non sono arzigogolate, assurde. Parlano di persone e quindi si basano sulla natura umana. Come faceva Miss Marple con la sua arguzia, anche Ricciardi è un conoscitore dell’animo umano e riconosce certi meccanismi.

Cosa non mi piace

Oggettivamente l’unica cosa che mi disturba è l’assegnazione di appellativo di brava ragazza, e quindi vincente, su Enrica, l’illibata e seria maestra della finestra accanto. Ti trovi a tifare per lei e per il loro amore, anche se nella moderna Livia, onestamente, mi riconosco maggiormente. Più interventista e meno fatalista.

Catechismo sì o no? Dibattito interno tra una madre progressista e una molto meno

  
Io parlo da sola. Spesso. Lo faccio soprattutto quando sono incazzata, ma bisbiglio tra me e me pure per accompagnare i vari passi di un procedimento, tipo ricetta. Lo zenit dell’interlocuzione intestina lo raggiungo quando devo decidere da che parte stare, se da una parte necessariamente devo approdare, o comunque quando devo prendere per forza una strada. Situazione che, da separata, mi capita piuttosto di frequente.

Tutta ‘sta premessa per introdurvi uno di questi altissimi dibattiti, nati nella notte dopo che mia figlia Micol, a tavola, lancia sorridendo la bomba chiamata CATECHISMO. La deflagrazione è stata così potente che io sento ancora la puzza della polvere da sparo, in cucina, e sono sicura non sia la pizza dimenticata nel forno.

Facciamo finta di essere dal parrucchiere, sotto il casco per la permanente. Sono in due a parlare MadreMontessorianaGorettianaCalcuttiana, per gli amici MMGC, e ProgressistaMaMoAncheBasta, PMMAB.

MMGC: “Ieri Micol ci ha messe davanti una questione da risolvere. Dobbiamo lavorarci su e provare a prendere la decisione migliore, sapendo che non siamo noi e non è la nostra vita quella da indirizzare”.

PMMAB: “Sì, quando poi viene il momento ci pensiamo. Micol tutti i giorni ci mette davanti questioni spinose, take it easy”.

MMGC: “A me pare che il momento sia arrivato: se ha tirato fuori l’argomento davanti mamma, che era l’unica credente della tavolata, forse qualcosa vorrà pur dire”.

PMMAB: “Vuole dire che Micol è paracula e che ha bisogno di una sponda: mia madre per questo calza a pennello, visto che si adorano. Io sul catechismo ho un’idea precisa e non credo che la cambierò facilmente”.

MMGC: “Ovvero, nisba. Perché non credi, perché detesti le suore quasi quanto la Juve, perché…”.

PMMAB: “Nisba perché non è battezzata per un motivo, e non per un capriccio, perché vuole andare a fare catechismo solo perché ne parlano le sue compagne, perché le suore le odio PIÙ della Juve”.

MMGC: “Sì, ma lei non è te. Tu odi le suore, tu non credi. Micol è un essere indipendente da Santisella che dovrà prendere la sua strada. Per la tua intolleranza rischi di fare esattamente come i cattolici, ovvero negare l’individualità di ciascuno, nello specifico di tuo figlia, facendo dominare la tua. Perché ritieni di essere nel giusto, perché pensi che i credenti siano imbecilli e anche pericolosi. Solo perché sei la madre non puoi pensare di essere colei che tutto sa“.

PMMAB: “Senti, abbella lavanderina, io sono la mamma e non ho bisogno di autorità per dimostrarlo. Sai benissimo che tipo di rapporto ci sia con le bambine: a viso aperto, senza alcuna bugia (anzi due: Babbo Natale e la Befana). Un rapporto difficile da governare, a volte. Quando sparare una cazzata sarebbe più facile che ammettere di aver deciso di lasciare il padre, di chiudere il negozio, di avere ogni tanto pochi soldi, di essermi innamorata nuovamente. Con tutte le conseguenze delle scelte e delle affermazioni, io ho scelto questa strada con Micol&Alice. Quindi poche fesserie: io non credo in nessun Dio e non l’ho mai nascosto. Non pretendo di avere ragione e non provo a catechizzare mia figlia. Ha chiesto di fare religione a scuola e non ho avuto problemi a dire di sì, ma il catechismo è indottrinamento, è un percorso che Micol non è in grado di scegliere consapevolmente di intraprendere in questo momento”.

MMGC: “E chi lo dice che non è pronta?”.

PMMAB: “Te lo dice la persona che la conosce meglio al mondo. Anche le pieghette più nascoste, anche i pensieri più cupi. Io li vedo. Non è vero che penso che i credenti siano imbecilli. Hanno fatto una strada, un cammino attraverso cui hanno deciso di affidare la loro vita a un’entità onnisciente, una specie di sceneggiatore occulto che ogni tanto sceglie d’intervenire. Proprio quest’arbitrarietà, a un cervello così poco spirituale come il mio, fa incazzare. Negli anni ho scelto di non credere e la Chiesa, che ci tengo a precisare che per me è distinta dalla religione che rappresenta, ogni giorno mi rende felice di esserne lontana anni luce. Proprio per questo, perché tanti credenti sono persone che amo e stimo, credo che Micol non sia ancora una persona in grado di rapportarsi con la fede in modo differente da come si rapporta a Frozen”.

MMGC: “Sarà sempre libera di tornare indietro”.

PMMAB: “Che bella prospettiva: prova a fare la cristiana cattolica poi l’anno dopo mi chiede d’iscriversi a buddismo, poi smette e sceglie un corso intensivo di politeismo delle Bahamas? Bella idea hai tu della religione, della fede”.

MMGC: “Rischiamo che a metterle i bastoni tra le ruote poi s’incaponisca e poi finisca per fare la suora laica. Con i baffi”.

PMMAB: “Rischiamo solo che cresca essendo se stessa, libera di fare tutte le domande che le passano per la mente, senza sensi di colpa se scopa, se beve, se dice una bugia. Sentendosi giudicata da chi peggio si comporta, di nascosto. Il giudizio… Io voglio che Micol&Alice vivano al di sopra di quanto pensa la gente di loro”.

MMGC: “Non è che hai paura che poi invece le piaccia e cresca come una credente?”.

PMMAB: “No, io credo in lei. Credo che sarà in grado di amare le persone indipendentemente se sono divorziati, se sono gay, transgender, se la pensano diversamente. Invece al catechismo questo imparerebbe. Crescerà e allora capirà dove andare: viviamo in una società in cui non è difficile documentarsi. Non le negherò la Bibbia o il Corano, nemmeno il Kamasutra. Potrà leggere e documentarsi. Ma a otto anni, con il miraggio della festa della prima comunione, non la manderò a fare catechismo con una suor Adraiana qualsiasi, ottusa e spaventata dall’intelligenza di Micol”.

MMGC: “Stai nuovamente parlando di te stessa, quando nomini Suor Adriana”.

PMMAB: “Il problema è di chi vede in me solo questo: la stronza con il caratteraccio che non ammette pensieri e parole differenti dai suoi. E invece non è così. E ve lo dimostrerò con una sola parola: vegetarianesimo”.

MMGC: “Cosa c’entra? Quella è una tua scelta”.

PMMAB: “Anche la religione è una scelta: mica appena nasci c’è il cappello magico di Harry Potter che ti comunica la tua confessione! Io credo nella giustizia del mio essere vegetariana: è una scelta, oltre che etica, anche di amore nei confronti del mondo. Ma non ho svezzato da vegetariane le mie figlie”.

MMGC: “Lo sai che è diverso… L’alimentazione è una responsabilità”.

PMMAB: “La storia del fatto che ci sono carenze alimentari dici? Guarda, io e altre migliaia di persone, siamo la dimostrazione che sono tutte cazzate. Ci sono studi scientifici, di scienziati e dottori, non di Wanna Marchi, che dimostrano che se accuratamente bilanciato un regime vegetariano è sostenibile e salutare per tutti. Parliamo di chi è onnivoro e della percentuale di obesi? Non mi pare che da quelle parti si diano segnali di salubrità. Ma lascio stare questo argomento, ribadendo: ho lasciato mangiare la carne alle mie figlie per una scelta mia, di persona, di educatrice, di madre. Offrirò loro ogni strumento per capire, ma la scelta finale resterà loro. Mi parli di responsabilità. E la religione non è una responsabilità? Ma ti guardi intorno? Forse se non prendessimo così poco sul serio quello che la religione si porta dietro, oltre al dichiarato messaggio d’ammmmore, ci sarebbero meno invasati. La religione divide”.

MMGC: “La religione ha unito. I comuni, i paesi: la chiesa era un fulcro dell’attività della comunità, non ci si sentiva soli. Far crescere Micol come una diversa, visto che già ci si sente, forse non è una buona idea”.

PMMAB: “Micol si sente diversa e da madre potrò raccontarle di come tutti siamo diversi. Vuole essere uguale alle bambine che fanno catechismo: lo sai che sono le stesse che la sfottono perché è rotondetta? Perché ha i genitori separati? Celebro le diversità che sono ricchezza, il resto sono cazzate. Poi di tutto questo bisognerà pure discuterne col padre, no?”.

MMGC: “Quello che dice che i fumetti Marvel sono una porcheria e poi fa vedere Antonio Razzi alle bambine su YouTube?”

PMMAB: “Per essere un’ecumenica e socratica progressista sai che sei proprio stronza? Siamo diversi, ma il bene delle piccole rimane sempre prioritario. Magari gliene parlerà Micol”.

MMGC: “Ammazza se brucia ‘sto casco”.

PMMAB: “Mo che lo togliamo voglio vedere se sembriamo più Tina Turner o una pecora merinos”.

MMGC: “Ma chi cazzo ce l’ha fatto fare…”

PMMAB: “Volevi tu fare qualcosa di diverso ai capelli”.

MMGC: “No, intendevo, chi ce l’ha fatto fare a fare le madri così, che spiegano e parlano e parlano e parlano… Sai che belli i tempi del ho detto di no e basta? Ci pensi che serenità, quante seghe mentali in meno, sotto il casco del parrucchiere?”.

PMMAB: “Troppi libri… “.

Santisella oracola – Pesci (22-29 agosto)

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Pesci

In questa settimana siete affascinanti come quel bastardone di Rocco Schiavone, protagonista dei romanzi di Manzini. Scarmigliati, incandescenti, maneschi e con le fossette: se volete potreste avere tra le mani il mondo, ma fate occhio: camminare sul filo del rasoio potrebbe portarvi comunque a commettere qualche fesseria. Di quelle grosse. Meglio tenere un basso profilo e agguantare quello che con il vostro charme vi si parerà davanti. Occhio alla penna. Soprattutto se è a sfera.

Santisella oracola – Acquario (22-29 agosto)

Acquario

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Essendo qualcuno di voi privo di qualsiasi capacità d’introspezione e di analisi degli eventi, succede che quando capitano delle cose, a voi sembrino sempre fulmini a ciel sereno. Invece, a ben vedere, i segnali di ciò che si sarebbe realizzato c’erano tutti. Per intenderci: come fai a pensare che Giallo polenta potesse essere un bel libro leggendo il retro di copertina. Se lo hai comprato, e letto, sono tutti mestoli tuoi. La colpa non è di Gambarotta e nemmeno del libraio. Dicesi responsabilità, do you know? Sappi che chi di occhialini ferisce, di occhialini perisce…

Santisella oracola – Capricorno (22-29 agosto)

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Capricorno

Siete la vera sorpresa dello zodiaco. Magari ci mettete un pochino a rilassarvi e a cogliere il lato gaio delle situazioni, ma quando accade siete fuochi pirotecnici, sorrisi indimenticabili, gioia pura. Siete la rivelazione come lo è De Giovanni con il suo commissario Ricciardi: chiusi, poetici, introversi, geniali. A prenderci la mano forse riuscirete a godere appieno dei vostri talenti, intanto continuate così. E osate! Anche se il tempo vi sembra poco, è sempre abbastanza, soprattutto in bagno.

Santisella oracola – Sagittario (22-29 agosto)

Sagittario

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Sono tanti i momenti della giornata in cui ti riscuoti e, guardandoti attorno, noti che ti circondi di gente utile alla tua felicità come può esserlo il libro Gray per la letteratura (in foto il Cristian Gray delle 50 sfumature). Oltre all’evidente masochismo che emerge dalla quantità di minchiacefali nel tuo ecosistema, è pure comprensibile anche l’impossibilità nell’eliminarli tutti in una botta sola. Ma almeno comincia. Anche con uno, ma comincia e vedrai che il resto della tua vita sarà migliore. A meno che non pensi di comprare anche le confessioni del frustino di Gray, volume prossimamente nelle migliori librerie.