Giorno 1, Koroni – Quando Santisella conosce le cicale

Koroni è un posto bianco e blu, shabby chic in maniera inconsapevole, con il fascino di una nobile decaduta che accetta il ciabattare dei turisti. Pochi, in verità, e quasi tutti nordici.

Noi siamo in casa di Andrea, una Frau pochi sorrisi e particolarmente dedita al contrabbasso. O forse è un trombone. Andrea e il suo amore greco (questa è la storia che ci raccontiamo) hanno ristrutturato una casa ricavandone tre appartamenti, di cui due in affitto per le vacanze. Noi abbiamo il numero 7, non ho ancora ben capito se in quello affianco ci sia qualcuno.

Dal terrazzo di una delle due camere si vede il mare, si vedono le case immacolate e si sente il profumo persistente e inebriante dei fichi. Si vedono i tetti, in gran parte dotati di pannelli solari, i terrazzi roventi e le macchie rigogliose di buganvillee e gelsomini. Ma a Koroni, in ogni suo angolo e in qualsiasi momento della giornata, si sentono le cicale. Sempre. Sempre e solo cicale che friniscono. Instancabili. Ogni tanto ti dimentichi di essere in prima fila in questo Festivalbar perenne, allora le strumentiste aumentano o diminuiscono contemporaneamente l’intensità del frinire e l’esibizione prosegue ancora, a folate, catturando la tua attenzione mentre ordini una pita o provi a goderti l’ombra sotto un albero di fichi.

L’unico momento in cui le cicale tacciono è quando sale il vento, appuntamento fisso della sera di Koroni: il cielo diventa plumbeo, le nuvole si ammassano tanto da darti l’impressione che l’occhio di Sauron abbia preso casa vicino a te. Forse proprio nell’appartamento numero 6. 

 

 

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