Le cose che ho imparato dalla Grecia – giorno 3

Lo ammetto, ho sottovalutato l’impatto con una lingua che non solo suona diversa, ma che anche è scritta diversa. Confesso che questa cosa l’ho presa allegramente sotto gamba, anche se deve essere stata un’impennata di buonsenso quella che mi è presa quando ho comprato il dizionarietto da Feltrinelli. Perché non si tratta di tentare di comprendere parole straniere, cercando assonanza con la propria lingua madre, usando la fantasia e quel poco di linguistica imparata all’università.

In Grecia, come in Russia, in Corea, in Giappone, in Cina, nei Paesi arabi… (E tanti altri che ora non mi vengono in mente)… Cambia tutto l’alfabeto e tu ti ritrovi con quella sensazione che avevi in prima elementare, inebetito e analfabeta.

  1. Per fortuna l’inglese c’è

Qui tutti parlano inglese. Tutti. Anche i settantenni . Anche le sciure che riconoscono dai tuoi tratti somatici che non sei svedese e ti attaccano bottone al supermercato, davanti al reparto frutta fresca. E ti parlano del viaggio che hanno fatto qualche mese fa in Italia, a Venezia. Parlano tutti inglese e questo per noi è un gran culo perché, oltre a comprenderci, riescono a insegnarci qualche parola di greco che fa sempre piacere sapere. Quelle paroline che pronunci in una situazione, torniamo al famoso supermercato, magari quando ti danno il resto. Con voce incerta e sguardo soddisfatto pronunci efharisto (grazie). Sei sudato manco avessi fatto il tappone della montagna senza sellino e guardi tutti, aspettandoti standing ovation, scene di svenimento, sguardi ammirati. Invece rimedi un parakalo (prego) di circostanza, un bouquet di sorrisi imbarazzati e divertiti e la mesta sensazione di aver fatto la figura del coglione. Per fortuna che l’inglese c’è, dunque. Anche se non è una lingua che amo particolarmente, ne ammetto l’utilità around the world. Soprattutto guardando Micol, che vive di contatti sociali. Il suo dramma era rappresentato dal non riuscire a fare amicizia con i bambini in spiaggia o ai giardinetti. Un dramma brillantemente superato dall’inglese che le hanno insegnato a scuola, dalla sua faccia da culo, dalla sua sorprendente capacità di apprendere le lingue velocemente e  dalla sua immensa curiosità nei confronti del mondo. Tutto questo le hanno fruttato un amico greco, un’italiana e una coppia di sorelle austriache, di cui ha anche preso l’indirizzo!

image

 

2. Venghino, signori venghino

La vita sociale di Koroni è vivace e scoppiettante (noi, dopo una giornata al mare, nettamente meno). La somiglianza impressionante con il sud Italia, da me ampiamente e assiduamente frequentato da infante e adolescente, risiede anche negli artisti che portano la loro arte in giro per le piazze turistiche della costa. Potrebbero essere fratelli di sangue di Gianni Esposito o Roberto D’Amore, a vedere i manifestini che annunciano la loro neomelodica venuta: stessi ciuffi imponenti, stessi sguardi grondanti passione, stessi primi piani alla Lancio (i fotoromanzi cui mi ha iniziata mio nonno Francesco, ndr). Stessa musica, lingua diversa. Esiste un altro modo per richiamare le folle agli eventi all’aperto, che siano partite di calcio, concerti, rappresentazioni teatrali: i lenzuoloni affissi ai muri nel centro città o lungo le strade a lunga percorrenza. Un sistema economico e di sicuro impatto per richiamare le persone a fare festa. Oppppppa!

image

3. Tutti tifano le tartarughe Caretta Caretta

Ha immediatamente attirato l’attenzione di quella fringuella di Micol una piramide fatta di canne bianche e blu in mezzo alla spiaggia, la nostra amata Zaga Beach. Avvicinandoci abbiamo scorto un biglietto scritto in greco dove però spiccavano le parole Caretta Caretta. Illuminazione: le tartarughe! Immediatamente chiediamo notizie alla barista del chiosco della spiaggia che ci spiega che ogni 67 giorni le tartarughe vanno a deporre e che quella piramide indica il luogo in cui, atavicamente, le lente ragazze vanno a depositare le loro uova, lasciandole sotterrate e reiterando l’immemore voto di fiducia nei confronti del mondo: che siano uccelli affamati, bambini curiosi, pesci predatori, i genitori lasciano le uova e augurano ai loro piccoli di superare le prove ed entrare in acqua, per farsi portatori dell’ottimismo.

image image

4. Rapput ve la ricordate?

Io penso spesso a Claudio Bisio e Rocco Tanica che cantavano dell’amore dei pescatori greci per le turiste. Mi viene in mente perché sia la nostra padrona di casa, la rigorosa Andrea, che la proprietaria del chiosco di Zaga Beach, Brunilde, sono due tedesche che stanno trascorrendo la seconda parte della loro vita in Grecia, abbandonando con gioia e consapevolezza il loro passato. Entrambe qui per amore, sia di qualche aitante pescatore (quello di Andrea non mi pare ‘sto adone, ma tant’è…) che del posto di cui, oggettivamente, non ci si può non infatuare. Una, la nostra padrona di casa, si è inventata la casa vacanze per arrotondare mentre porta avanti la sua professione di fotografa. Brunilde invece fa la Pamela Anderson abbronzatissima e biondissima tra le sdraio, sulla sabbia (noi lo straconsigliamo lo stabilimento di Brunilde: 5 euro per ombrellone, due lettini e connessione WiFi… Ciao ciao stabilimenti liguri!)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...