Le cose che ho imparato in Grecia – giorno 4

1. Non sempre si riescono a ottimizzare le proprie risorse

Le risorse, ogni tanto è semplice questione di gestione delle risorse. Se Jani dice che a Koroni il turismo è diminuito molto da quando era meta di facoltosi greci, una ventina d’anni fa, penso che non sbagli. Penso che lui, essendo di nascita di Koroni, sia tornato sempre, ogni anno, anche quando faceva il taxi driver nella capitale. Immagino che, di anno in anno, abbia cominciato a vedere i segni della decadenza di case e vie prima richiestissimi e poi sempre meno affittati, meno abitati.

La prima cosa che ci ha mostrato quando siamo arrivati e ci ha portati a fare il giro della città, è stato il cantiere a terra rimasto abbandonato. Quello stesso cantiere che avrebbe ristrutturato le infrastrutture intorno i bastioni del Castello veneziano sul promontorio. Da quelle parti partivano traghetti per le grotte e le escursioni. Adesso ci sono cumuli di macerie. Quando siamo saliti per visitarlo dall’interno, l’antico  castello così strategico per sventare gli attacchi via mare, siamo rimasti a bocca aperta per la bellezza naturalistica e storica in cui ci trovavamo. Oltre a un paesaggio da paura  (in tutti i sensi, viste le vertigini) lì si respirava storia. E mi sono ritrovata improvvisamente sotto le Porte Palatine a Torino, straordinaria testimonianza di ciò che fu, ormai date da noi torinesi per scontate perché la nostra, fino a oggi, non è mai stata una città turistica. Per Koroni invece quel castello potrebbe essere la ripartenza, e sta lì, incredibile suo malgrado, con i cantieri chiusi e la sua storia.

Mancano i soldi per continuare i lavori. I soldi servono per altro, vista la crisi, per altro ritenuto più importante. Ma quanto sarebbe importante e quanta fiducia nel futuro regalerebbe il castello rimesso a nuovo, vetrina acchiappa-turisti. Sale lo stupore se si pensa a questo capitale inutilizzato, a questa risorsa non sfruttata. Poi basta pensare a Pompei e il mio italico sdegno si smonta come soufflé.

In compenso, sempre a proposito di risorse, tutte le case hanno i pannelli solari e l’acqua calda arriva da lì. Meditiamo…

  
  
2. Pizza e pasta si mangiano solo in Italia

Quando Stefano ha chiesto a Jani un posto dove si mangiasse bene greco, lui era stato chiaro: a Koroni se vuoi mangiare bene greco conviene che ti compri qualcosa al supermercato e te lo prepari, oppure che vai a mangiare in qualche famiglia. Abbiamo compreso il secondo giorno perché, quando siamo andati in un posto sul lungo mare: in cibo era buono ma con prezzi imbarazzanti. Un po’ come succede a Roma, ai Fori per esempio, che in quanto turista ti propinano le peggio cose facendotele pagare quanto un rene. Noi, tutto sommato, non abbiamo mangiato male ma ci hanno presentato un formaggio chiamato Koroni, delizioso, che non si chiama così e non viene fatto a Koroni. Per farla breve, ci hanno coglionati come pivelli turisti fai da te. Ahi ahi ahi ahi!

Non contenti, la quarta sera siamo andati a mangiare italiano in quello che Jani ci aveva definitivo un posto gestito da italiani: il cibo nostrano non ci mancava, ma alle bambine sgorgavano dalle orecchie feta e olive e o pomodori. Ok, aiuto. Il padrone, in italiano, ci ha accolti dichiarando che avremmo mangiato  meglio che in Italia. Fiduciosi abbiamo aspettato fino a che non sono arrivate queste cose brutte. Già io sono in conclamata astinenza da caffè VERO (no, quello greco che sembra turco non mi piace. Sembra l’acqua che rimane nel serbatoio della moka quando non esce tutto il caffè) poi mi arriva questa cosa tonda, la cui forma è la sola cosa in comune con la pizza. A ogni morso che davamo un pizzaiolo a Napoli si prendeva a palate in faccia.

Colpa nostra. Quando si va all’estero non si mangia italiano. Punto. Basta. Stop.

3. Acqua del mare caldissima

Avete presente quelle figure che zompettano in punta di piedi dal bagnasciuga, a un centimetro alla,volta, in direzione mare aperto? Quelli che sobbalzano a ogni micro schizzo e che per la temperatura dell’acqua tengono indietro la pancia manco a Miss Italia? Ecco, a Koroni non accade perché la temperatura del mare è molto alta. Il più delle volte hai la sensazione di entrare in un bagno da Spa, con l’acqua che ti accoglie e ti culla tipo liquido amniotico. Altre capisci come  si sente un rigatone quando lo tuffi per rendergli giustizia. Evito di prender per buona l’ipotesi di Micol secondo cui questo fenomeno deriva dalle numerose e copiose minzioni riversate dai turisti nell’acqua. Credo sia dovuto più che altro al fatto che Koroni si trovi all’interno di un golfo piuttosto chiuso e forse alla presenza di qualche vena vulcanica.

4. Ciao Koroni, arrivederci

Chi mi conosce lo sa, io non sono una che si affeziona ai posti, agli oggetti. Io ho la saudade solo del caffè. Eppure lasciare questa casa qui, a Koroni, mi procura quel sottile senso di perdita che si ha quando si parte e quando si sa che, molto probabilmente, non si tornerà più. Micol ha cominciato a frignare dalla sera, pensando alla partenza, io cinematograficamente ho avvertito il distacco dopo le valigie, le pulizie, con le bambine pronte, nel momento in cui erano da chiudere gli scuri e scendere per prendere il pullman. Ciao Koroni, e grazie.

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