Perché dovete leggere le indagini del commissario Ricciardi

  
(Immagine di via Toledo, presa da Wikipedia. La strada percorsa da Ricciardi per andare in questura e tornare a casa, la via in cui sorgono botteghe e si sviluppano molte scene dei romanzi)

C’è questo tizio qui, nella Napoli degli anni ’30: fa il poliziotto, il commissario per essere precisi. Non è un gran figo, fisicamente parlando, ha il fisico mingherlino, è alto ma non troppo, non sorride mai ma non perché sia tenebroso, ma solo perché effettivamente non c’ha molto da sorridere: ogni passo che fa, per i vicoli partenopei, incontra una schiera di spettri di morti di morte violenta che gli comunicano, ripetutamente, il loro ultimo pensiero.

Insomma: Ricciardi vede la gente morta.

Però, se avete in mente Ghost Whisperer o Medium ecco, avete in mente qualcosa che non c’entra molto. Perché, appunto, Ricciardi non solo vede i morti e sente le loro ultime parole. Ricciardi avverte le emozioni che hanno provato nel momento del trapasso, il dolore, la rabbia, l’umiliazione, la sorpresa. L’amore. E questa cascata di sensazioni che gli arriva in faccia come fossero zaffate di vento lo lascia stordito e gli regala una croce che, consapevolmente, sceglie di portare da solo, chiudendosi in una cupa solitudine.

Per questo Ricciardi, nella Napoli fascista degli anni ’30, fa paura ai superstiziosi che, pur non conoscendo la natura del suo dono, il Fatto, pensano che riesca a risolvere i casi perché parli col diavolo. Sta sulle palle ai colleghi perché lavora e non parla di figa e automobili nella pausa caffè. Indispone i superiori perché sembra immune ai fuochi fatui dell’ambizione e perché non presta la dovuta attenzione ai rapporti diplomatici. Insomma, Luigi Alfredo Ricciardi per la festa del suo compleanno non rischia di dimenticare qualche invitato da chiamare.

Questi pensieri sparsi sul personaggio nato dalla penna di Maurizio De Giovanni sono fermi al ciclo delle stagioni: ho scoperto tardi il commissario e quindi le mie considerazioni arrivano fino all’ultimo libro stagionale, l’Inverno.

Chi è

Luigi Alfredo Ricciardi è un ricchissimo barone con mille milioni di chilometri quadrati di terre e mille milioni di masserie sparse per il Cilento. Ma a lui, di tutta ‘sta roba, non interessa. Ad amministrare i suoi beni ci pensa la sua Tata, Rosa, forsennata spaccamaroni e pessima cuoca affezionata al suo signorino, unico barlume di famiglia che possiede il commissario. E a lui non importa nemmeno del titolo nobiliare, che di quei tempi gli avrebbe garantito un minimo di serenità di trattamento: a lui interessa risolvere i casi che il Fatto gli presenta perché questo è l’unico modo che ha per provare a cambiare le cose, è il solo modo che conosce per rendere giustizia a chi, sventrato o pieno di lividi, gli racconta i suoi ultimi pensieri.

Che siano tenori amati dal Duce, che siano vecchie fattucchiere oppure orfani dimenticati pure dal Signore, lui perde il sonno e prosegue nelle sue ricerche a testa bassa. Forse idealista senza rendersene conto, o forse sono io che voglio vederlo così, il silenzioso Ricciardi non grida, non sbraita, non sorride. Ma mangia sfogliatelle e pizza fritta a pranzo. Tiene sempre le mani in tasca. Non porta il cappello nemmeno sotto il diluvio. Ma va a letto con la retina in testa…

Le donne della sua vita

Come detto, il vedere i morti ammazzati e il sentirne tutto il dolore fa sì che il buon commissario pensi che si tratti di una maledizione che deve portarsi dietro da solo, per non rischiare di tramandarla alla prole (come accaduto a lui che è maledetto perché figlio di sua madre, morta giovane e in possesso della stessa capacità) ma anche per non ammorbare la consorte con i suoi demoni. Ma questo non toglie che, cuore e ormoni di Ricciardi, siano comunque solleticati.

* Enrica

È la Laura di Petrarca, emblema dell’amore semplice che avvicina a Dio, e alla serenità, un animo tormentato come quello del commissario. Abita nel palazzo di fronte, è una maestra diplomata che insegna in casa a bambini ricchi e poveri, indistintamente. È giudiziosa, pulisce la cucina e passa le sue serate a ricamare, con la mano sinistra. Non sottovalutiamo la “mancinità” della fanciulla, perché è connotazione di determinazione a preservare la propria individualità nonostante i tentativi di “correzione” delle suore. Sotto i vestiti puliti ma antiquati e la pettinatura anonima, si scorgono una figura elegante e gambe lunghe. Ovviamente ha anche gli occhiali. Con la montatura di tartaruga.

Per un anno si osservano dalla finestra, poi s’incontrano in commissariato e arrivano addirittura a scambiarsi lettere. Al termine del ciclo delle stagioni lei fa un voto dichiarando che avrebbe rinunciato a lui pur di averlo vivo.

* Livia

Vedova di un famoso tenore, bellissima e sensuale ed elegante e alla moda e spregiudicata e divertente e intelligente. Livia ha tutto, pure Edda Ciano come amica. E non dico altro. S’incapriccia di Ricciardi, ma non è solo un’infatuazione: Livia s’è presa una trona che non finisce più e lo insegue sul tacco 12 per tutta Napoli. Pure il commissario non sembra indifferente alla nuvola di profumo che Livia si porta dietro, ma quando sta per morire pensa a Enrica. E questo taglia la testa alla zebra, vi pare?

Amici

Pochi ma buoni, as usual.

* brigadiere Raffaele Maione

L’ombra del commissario, ma non è subordinato anche nei pensieri. Stima il suo superiore e gli è legato da affetto sincero oltre che da lealtà smisurata. Ha nasato il potere di Ricciardi, ma non ci si sofferma troppo.

* dottor Bruno Modo

Quello che Pasquano è per Montalbano, ovvero il medico patologo che dalle autopsie tira fuori impressionanti indizi per la soluzione delle indagini. Ma Modo è sarcastico senza essere offensivo, frequenta i casini ma è solo. Ed è un dissidente antifascista, il che mi fa supporre che gli succederà qualcosa nei prossimi libri. A naso.

Nemici

Se stesso, innanzitutto, vista la sua natura dannata. Si nega l’amore, l’amicizia spensierata e pure il sesso. E poi Garzo, suo superiore vanesio e pr convinto che teme Ricciardi ma non può farne a meno, vista la velocità con cui risolve i casi in un periodo storico in cui ordine e disciplina sono le parole chiave.

E poi la fame e l’amore, i due motori principali che portano all’omicidio.

Perché dovete leggerlo?

Ricciardi è un personaggio, e a volte capita che i personaggi siano più forti dello stile di scrittura di chi li ha “inventati”. Ma in questo caso i personaggi sono due, lui e De Giovanni, lo scrittore che con pennellate cariche di poesia e realismo ci fa amare Napoli, ce ne fa sentire i suoni, i profumi, ci racconta i suoi colori, ci versa, riga dopo riga, la sua anima addosso. Io affondo con lui i denti nella sfogliatella calda, insieme a Ricciardi sento l’umido della pioggia in testa, con i suoi occhi vedo stese le lenzuola con i fili, da finestra a finestra. Senza retorica. Non la retorica del male, non quella del fascismo, non quella dell’eroe. Solo le persone, l’umanità, la gente.

Inoltre, io che amo i gialli, non sopporto quegli scrittori che non ti dicono subito le cose, gli indizi. Che ti fanno giocare con lui ma che vogliono vincere, facile, svelandoti all’ultimo le cose che anche il loro personaggio sa. De Giovanni, onnisciente è vero, ma svela gli indizi a Ricciardi nello stesso tempo in cui li rivela a noi. E poi le sue storie non sono arzigogolate, assurde. Parlano di persone e quindi si basano sulla natura umana. Come faceva Miss Marple con la sua arguzia, anche Ricciardi è un conoscitore dell’animo umano e riconosce certi meccanismi.

Cosa non mi piace

Oggettivamente l’unica cosa che mi disturba è l’assegnazione di appellativo di brava ragazza, e quindi vincente, su Enrica, l’illibata e seria maestra della finestra accanto. Ti trovi a tifare per lei e per il loro amore, anche se nella moderna Livia, onestamente, mi riconosco maggiormente. Più interventista e meno fatalista.

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17 pensieri su “Perché dovete leggere le indagini del commissario Ricciardi

  1. Grazie Barbara! Sono perfettamente d’accordo su tu, su tutto, mi spaventa quasi questa totale simmetria di pensieri. E soprattutto sul binomio Livia-Enrica: io, che pure ho tifato Enrica fin dall’inizio, in Vipera, mi sono trovata dalla parte di Livia! Mi restano due libri…E chissà che succederà, non vedo l’ora di saperlo! Questione di giorni: i libri di De Giovanni “song na malatia” e non riesco a staccarmi!!!

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    • Non spoilerare Linda 😉 che sto qua in famelica attesa di continuare il cammino di Ricciardi. Anzi, tu che sei esperta, dopo Il giorno dei morti cosa devo leggere? PS mi hai acceso la curiosità su questo lungo duetto di donne che si porta appresso per libri e libri. MannaggiaaRicciardi!

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      • Dopo il Giorno dei morti devi leggere il capolavoro di Natale, Per mano mia.
        Poi Vipera; In fondo al tuo cuore e Anime di vetro.
        Ma hai cominciato dall’inizio?
        Pensa che io avevo letto per caso Il giorno dei morti ed era stato amore.
        Poi mi era stato prestato Per mano mia ed è stata passione.
        A quel punto ho fatto un acquisto in blocco e li ho comprati TUTTI, dal primo all’ultimo e ho iniziato a leggere dall’inizio, rileggendo quelli già letti, questa volta al momento giusto.
        Che dirti? Pura poesia.
        Io veramente sono innamorata dei personaggi di queste storie, della loro umanità, dei loro sentimenti così simili ai miei e sono perdutamente appassionata di Napoli, città dove torno spesso perché è il mio luogo dell’anima.
        Tienimi aggiornata man mano che leggi, è così bello condividere sentimenti “ricciardiani” 😉

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  2. Ciao, io ho iniziato dal Natale del commissario, e poi ho la primavera e l’estate, e ora devo iniziare il giorno dei morti. La tua analisi è stata molto puntuale, e la foto di Via Toledo mi ha impressionato molto perché mi ha dato modo di raffigurare lo stesso Ricciardi che ci cammina. Anche Bambinella è personaggio sempre presente a cui avresti potuto accennare. In questo momento sto leggendo Jimenez Bartlett una giallista che scrive delle inchieste del commissario Delicado a Barcellona, ma come dicevi tu, come la maggior parte dei gialli, gli indizi arrivano sempre tutti alla fine. Ciò nonostante te lo consiglio.

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    • Ma sai che hai ragione, Valentina? Non ho nominato Bambinella… Secondo me perché mi pare così fuori contesto, non so, come se fosse un personaggio posticcio. Magari nei prossimi libri acquisisce spessore, evidentemente nella mia mente per ora è una figura piana. A me piace molto contestualizzare i posti descritti nei romanzi che leggo, ogni tanto uso Google streetview, altre invece le immagini, le foto che trovo su internet.

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  3. Io invece ho tifato per Livia sin dalla sua prima apparizione, poi con “Anime di Vetro” è apparsa la nobile Bianca e Livia, per me, ha perso posizioni. Continuo a ritenere Enrica insipida, anche se temo che solo lei alberghi nel cuore del tenebroso commissario. Il personaggio che preferisco è, senza dubbio alcuno, il grande brigadiere Raffaele Maione. Concordo nel ritenere “Per Mano mia” il capolavoro di Natale.

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