Settembre andiamo. È tempo di 10 buoni propositi

  
Tutti, lo facciamo tutti. Torniamo dalle vacanze, con addosso ancora la piacevole sensazione che i ritmi blandi ci lasciano addosso, e ci giuriamo di portare anche a Natale almeno qualcuna delle buone abitudini prese. Uno si affaccia all’estate stremato, con la serenità d’animo di Annie Wilkes di Misery non deve morire e ogni volta si ripromette che no, non accadrà la stessa cosa l’anno dopo, che farà tesoro dell’esperienza. Ogni anno un italiano, con il sapone del peeling in mano, parla con se stesso. E pronuncia i buoni propositi.

Volete che Santisella, prodotto medio dell’italianità media, non faccia lo stesso? Magari a bordo del 4 che la sta portando in ufficio, il primo giorno di lavoro post-estate?

Eccoveli, in ordine sparso:

1. Leggere un libro a settimana. Approfittare delle due ore di tragitto casa-lavoro-casa per leggere e non per cazzeggiare su Facebook o per osservare compagni di viaggio che si scaccolano e annusano il prodotto di tale operazione.

2. Rimettermi in forma. Non si tratta soltanto di una questione estetica (anche se passare minuti interminabili davanti all’armadio per scegliere qualcosa da mettere che ti faccia sentire il meno possibile un Barbapapà resta un evento drammatico della giornata). Nonostante io mi senta una pischella, il mio metabolismo sa bene il numero delle primavere che mi porto dietro, per cui un po’ di ginnastica potrebbe dargli i ceffoni necessari per risvegliarlo. Inoltre, scaricherei lo stress della quotidianità, quello che mi porto a casa la sera e che a volte non mi permette di godere della compagnia di chi amo.

3. Partecipare a un concorso letterario entro il 2015. Io sono così, mi decido a muovere il culo solo se ho una scadenza imminente. L’adrenalina mi fa lavorare meglio, lo stress mi rende lucida e allora ho pensato di sfruttare questa patologia, altro non saprei come definirla, per mettermi alla prova. Avrò davanti poche settimane per potermi mettere alla prova senza nascondermi sistematicamente dietro l’alibi della “mancanza di tempo”.

Inoltre insegnerei a me stessa, e alle mie figlie, una lezione molto importante sulla sconfitta e sulla contestualizzandone della stessa. Alla Triade Ovarica manca quest’attinenza e rischiamo che ogni inciampo diventi una tragggedia greca.

4. Vedere più i miei amici. Anche le mie amiche, sia chiaro. Ne ho bisogno, mi alleggeriscono la vita, mi fanno ridere, mi creano proficui confronti. E abbattono la solitudine nella quale mi rifugio quando ho problemi o sono troppo preoccupata. Con loro esistono altri punti di vista, e io sento di averne bisogno per poter aggiungere peso specifico alla qualità della mia vita. Non sarà facile, incastrare le rispettive quotidianità è una gara di tetris. Ma ci voglio provare. Amiche e amici: siete avvisati.

5. Essere meno accomodante. Arriva tutto dall’atavico insegnamento circa il valore del “risolversi da solo i problemi”. Esse quindi poco d’intralcio, rompere poco le palle. Diventare accomodante perché fa piacere far contento chi si ama. Non è un proposito da vittima: questo essere sempre disponibile penso che sia un bisogno egoistico di essere importante per qualcuno. Non essere sola. Devo capire prima che dire qualche volta in più NO non farà scappare le persone, che mi vorranno sempre bene. Anche perché a furia di dire sempre sì accadono due cose:

– non sempre si riesce a fare quanto promesso per mancanza di tempo ed energia. Perché, quindi, aggiungere un motivo per sentirsi in colpa?

– per accontentare qualcuno si accantonano cose proprie, personali, momenti belli. Perché, quindi, aggiungere un motivo per sentirsi frustrati?

6. Mettere sempre la crema idratante sul corpo. Sembra una fesseria ma è la spia che comincio a scazzarmi e a trascurarmi quando smetto d’incremarmi dopo la doccia. Adesso accarezzo le mie gambe, quando non sono piene di peletti alla Jigen di Lupin, e sono favolosamente morbide e lisce. Tra un mese si trasformeranno nella carta crespa del presepe. Allora, penso che quanto più avanti arriverà il momento carta crespa tanto più tempo mi sarò ricordata di prendermi cura di me e del mio corpo. E sarà un buon esempio al Dinamico Duo che vive con me.

7. Scrivere almeno tre post la settimana di Santisella. Mi piace, mi diverte, tanta gente mi legge ed è gratificante. È una cosa tutta mia, una nicchia di me stessa parecchio accogliente anche se a volte si trasforma in specchio delle mie maree nere. Se trascuro Santisella trascuro Barbara, e questa non sarebbe cosa buona e giusta.

8. Andare di più per musei. Stefano mi ha fatto un regalo speciale, che non ho dimostrato di apprezzare molto: la tessera Musei. Ho compreso dopo, riflettendoci, che in un’altra lingua era un modo per condividere un suo interesse da me solo sfiorato. Ecco, allora, andare più per musei significa anche provare a imparare altri linguaggi, altri sistemi per dichiarare sentimenti.

9. Disintossicarmi dalla tecnologia. Posso vivere senza whatsapp, senza fb, senza sms e senza tutto il resto. La sera soprattutto. Si può fare prima di arrivare tra qualche mese a dire: “Ciao, sono Barbara e da 12 giorni non tocco più uno smartphone”.

10. Essere più puntuale. Non posso diventare una maga dell’organizzazione: a quest’età nei miracoli non credo più. Sono na casinara, vivo al secondo (tranne per quanto riguarda il Dinamico Duo). Credo però nello smussare gli angoli, nel trovare piccoli compromessi con se stessi. Devo quindi cercare di essere più puntuale, perché voglio eliminare a poco a poco qualsiasi motivo per sentirmi in colpa. Non dico che spaccherò il minuto, dico solo che tante cose lasciate da fare all’ultimo proverò a programmarle. Ho detto proverò, comunque… 

A me piace tanto settembre, adoro la rinascita. In questo mese sei più vicino alla persona che vuoi diventare.

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