Le 7 situazioni in cui ti si cotona l’ego (e ti senti bellissima)

Sì è vero che bisogna accettarsi per come si è. Ed è altrettanto vero che la beltade vera è quella interiore, che l’equilibrio è la vera bellezza e che bisogna sentirsi piacenti indipendentemente dai complimenti che il tuo lui o la tua lei ti riservano.

Tutto vero.

Ma ci sono situazioni in cui, e succede a tutte così ve lo garantisco, ci si sente gnocche da paura. Di quella gnoccaggine che vorresti immortalarli con le foto, farti vedere in mondovisione, cristallizzare il momento e viverlo in loop per ore. Giorni. Anni. Momenti magici per i quali non avete fatto alcuno sforzo, niente dieta e niente restauri chirurgici, ma che vi si parano davanti all’improvviso e voi c’inciampate, in un circolo virtuoso di cotonamento dell’ego.

Sono tutte situazioni provate e garantite, segnatevele e tenetele da conto per tutti quei momenti in cui vi sentite belle come un bagno chimico alla festa dell’Unità. Eccovele qua, in un climax di evanescente gaudio.

7. Post seduta di bellezza. Che tu sia andata dal parrucchiere, che tu abbia fatto massaggi o ti sia fatta trastullare da un’estetista (tutta gente in grado, mi raccomando) quando esci ti senti figa. Ti guardi nelle vetrine, sventoli la chioma profumata. Normalmente fai un selfie. Goditi il momento perché, in questo caso, questa gioia passa alla velocità del suono. Basta un minimo di umidità e torni tu. Normale.

6. Con addosso un accappatoio. Lo so che lo sai, lo so che ci hai pensato anche tu almeno una volta: quanto sarebbe bello andare in giro in accappatoio. Questo strumento magico che nasconde i rotolini, ha la scollatura giusta e ti fa sentire una pantera in grado di conquistare CHIUNQUE. Anche con il pinzone piantato in testa. Consiglio un giro in accappatoio tutte le volte che non si chiudono i jeans e ti viene voglia di piangere perché non hai niente da metterti. Fatti un giro in accappatoio, una sfilata davanti allo specchio, a patto che, dopo che ti sei vestita e preparata, eviti di riguardarti e ti culli con l’immagine di te in spugna o micro fibra.

5. Quando s’incontra una vecchia amica o compagna di scuola ingrassata. Sono le volte in cui il karma fa petting con la tua vita. La guardavi, la odiavi per le sue coscette, le sue tette strabordanti, per i capelli lucidi. La detestavi perché era topa esattamente nella stessa misura in cui tu ti sentivi Jabba di Star Wars. Ora è lì, sciatta e flaccida, con la faccia scontenta. Tu ti senti la versione splendidissima di Cindy Crawford (da non confondere con Cindy Lauper) e vorresti tornare improvvisamente a scuola a riprenderti limoni duri che ti spettavano di diritto.

4. Quando vedi che la nuova fidanzata del tuo ex è bruttarella. Anche se di lui t’interessa quanto ti stanno a cuore le formiche a pois della Tanzania, gli spii Facebook per capire se si vede con qualcuna. Scruti avidamente i profili di chiunque commenti le sue foto. Poi la scopri, la identifichi, un po’ perché hai sesto senso e un po’ perché cominciano a fioccare cuori tra le loro bacheche. Non appena scatta l’allarme guardi tutti gli album e le foto e gli amici in comune e gli interessi. Diventi la biografa ufficiale della nuova fiamma del tuo ex e godi come una dannata quando vedi la gobbetta del naso, la pancetta in controluce, le doppie punte e la ricrescita. Quando il pool di amiche tue/Ris sentenzia che “quella lì è un cesso, pure te con la ritenzione idrica sei meglio” arrivi a veleggiare nella stratosfera e ti senti più arrapante della farfallina di Belen. Ovviamente il godimento vale per tutti gli ex della serie, a partire dal fidanzatino della scuola materna.

3. Quando uno sconosciuto ti fissa al semaforo. Tu nella tua macchina, lui nella sua. Fermi al semaforo. Tu hai gli occhiali da sole per non far vedere i trolley sotto gli occhi. Stai andando a prendere tua figlia che fa ginnastica artistica e ti sei infilata il cappotto sopra i pantaloni della tuta e le ciabatte. Ti senti osservata, ti giri e lui è lì, ti osserva dal suo abitacolo. Vi guardate. Lui sgasa simulando un’erezione di emissioni NoX, tu arricci le labbra mentre guardi altrove facendo finta di nulla. Poi scatta il verde. E torni arrapanta come mia zia Franca.

2. Quando t’infili i jeans senza saltellarci dentro e senza abbottonarli sdraiata sul letto o tirando il fiato per mezz’ora. Sarà grazie a una motilità intestinale più proficua, oppure la resa del tessuto dei jeans che pur di non farsi strattonare e allargare da te ha deciso di allargarsi autonomamente. Saranno pianeti complici, ma sta di fatto che ti entrano. E tu, con loro addosso, sculetti per la città sentendoti Charlize Theron nella pubblicità del Martini. Mi raccomando: non lavate MAI più i jeans o l’incantesimo svanirà.

1. Quando passi vicino un gruppo di maschi. Che sia un cantiere edile, dove becchi sia i muratori che gli sguardi lascivi degli anziani, o un salone automobilistico GODITI le occhiate che ti vengono riservate per la “sindrome della carestia di patata procapite“, quel fenomeno che si ripete elveticamente quando il rapporto tra appartenenti al team Testosterone ed Equipe dell’Estrogeno è almeno di 5 a 1. Più il divario aumenta e più ti sentirai desiderata. Come un vasetto di Nutella in un conclave di donne depresse.

Ringrazio le mie amiche che mi hanno aiutata a stilare questa classifica, donne speciali che sono in grado di farmi ridere a crepapelle e sono disposte ad aiutarmi, qualsiasi cosa assurda io chieda.

Ma questa classifica può essere rimpinguata, ribaltata, arricchita. Ditemi, donne, quando vi sentite fighe?

  

Leggerezza è ammettere il fallimento

Oggi ho cambiato borsa e ho scelto quella rossa, con la nappa che penzola, con i segni delle unghie delle mie gatte a renderla unica al mondo.

Ho ripreso la borsa rossa seguendo l’impulso di un momento, alzando lo sguardo e scorgendola nascosta, sotto le altre. Non ci ho pensato molto mentre facevo il travaso da quella che avevo scelto in questo periodo e lei, quella rossa che mi aveva regalato Reda, a Natale, quando stavo per chiudere Marachelle.

C’era ancora un uovo Kinder sbriciolato, dentro, e briciole di chissà quanti biscottipaninipizzettecicles eredità dei miei tragitti casa-scuole varie. Ho svuotato tutto nel lavandino della cucina, scovando un cd di Vinicio Capossella masterizzato rigato, i biglietti del concerto dei Muse, due tappi di bottiglie di plastica, una delle lettere di Mauro dopo che gli avevo detto che lo lasciavo, carta varia.

Invisibili e al contempo presenti le cose che sono dentro la borsa, nel reparto ricordi, quelle che hai voglia di scrullarla dentro il lavandino, non se ne vanno. In quella borsa c’è l’odore della pasta lievitata di una serata illuminante, c’è il profumo dello sgrassatore che usavamo per pulire la cucina della Bottega, c’è il sospiro di un’anestesia dalla quale avevo il terrore di non svegliarmi e immaginavo silenzi di figlie e dolore e domande. Dentro quella borsa c’è un sabato mattina di palloncini che volano in cielo e salutano fiori e mani vigliacche che frugano e rovistano per rubare intimità.

Dentro la borsa rossa ci sono io e c’era la mia condanna al non perdono. Quel sottile rimprovero che di giorno mi rullava nella testa, da quell’estate di due anni fa (abbondanti) quando ho scelto di arrendermi.

Fino a questa mattina, con la borsa nera sulle spalle, credevo di non riuscire a perdonarmi di essermi arresa. Invece, spostando di tasca in tasca foglie e libri e creme, svuotando la borsa nera per quella rossa, ho capito che non riuscivo ad accettare di aver fallito. Come se fosse tutto nelle mie mani, il mio destino e quello di altri. Come se tutto dipendesse da me, sempre.

Perché avere la sindrome del controllo non vuol dire essere soltanto una rompicoglioni, significa  far lavorare il cervello a velocità doppia e allenarlo alle conseguenze e alle soluzioni delle conseguenze. In un sistema di scale Escher che t’ingabbia tra variabili e ipotesi e persone da salvaguardare.

Sono scesa dalle scale. Avevo già compreso di aver fallito, con Mauro e con la Bottega. Adesso l’ho accettato.

  
Annuso la borsa, respiro leggerezza.
PS tra i miei buoni propositi di settembre c’era quello di tenere aggiornato il blog. Invece sono scomparsa per settimane. Vi chiedo scusa, non lo sapevo ma mi stavo allenando alla leggerezza.