Quando le figlie sono in vacanza (sono una donna, non solo una mamma)

La valigia è di quelle rigide, con le rotelle. Piena per metà perché il resto della dote è stesa al sole, ad asciugare, piena di tutte quelle aspettative e di dubbi che accompagnano la vigilia di una partenza. Domani due terzi della Triade molleranno gli ormeggi e andranno con il papà in campeggio per qualche giorno. Porteranno un pezzetto di casa loro e con quello ci vestiranno la tenda, le risate, i pensieri e tutte le decine di esperienze che vivranno in quel boschetto, vicino Parma.

Poi torneranno con tanti pezzetti di campeggio, rientreranno in casa e m’inonderanno di quelle parole che saranno persone che hanno incontrato, cibi assaggiati, sorrisi e malumori, malinconie da arrivo e da partenza. E ci riconosceremo, con tutti i pezzetti nuovi che ogni componente della Triade porterà con sè.

Perché non saranno solo la Filosofa e l’Ammaliatrice ad avere scampoli nuovi di vita e consapevolezze da portare. Ci sarà una mamma qualunque che per 5 giorni avrà dato la possibilità alla Santisella che ha dentro di crescere e mettersi alla prova, sgretolando l’alibi che le due ranocchie significano, normalmente racchiuso nel “lo farei avessi più tempo”.

Scriverò di più?

Farò più ginnastica?

Guarderò più film in inglese?

Riuscirò a stirarmi decentemente i capelli?

Vedrò tutti gli amici e le amiche che normalmente incontro con il contagocce?

Nei miei progetti la partenza delle rane significava lavori in casa, bianco dappertutto, scambio di stanze (cedo la mia più grande a loro). A poche ore dal ciao con la manina invece posso dire che sarà già un miracolo che io riesca ad andare al Brico a comprare le latte di bianco. Con la paura di sentirmi spersa senza loro, ho riempito questi giorni con impegni e doveri e fatiche che potessero occuparmi pensieri e ore, oltre quelle già impegnate con il lavoro.

Invece, mentre pantaloncini si asciugano al sole e la valigia si riempie a poco a poco, comincio a pensare che non sarà così male assistere all’incontro di me con me, tra un colpo di rullo e uno di carta vetrata. E che forse diluirò le cose da fare per tutta l’estate che abbiamo davanti, con buona pace di quella sindrome del controllo che finalmente ho lasciato evaporare. Che ozierò con piacere e con lo stesso piacere condividerò luppoli fermentati con chi di me apprezza sia la Santisella che la mamma.

Farò quello che mi andrà di fare. E sarà fantastico.

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