Perché i baci, i baci, i baci sono fondamentali. (Buona festa del bacio)

6 luglio, giornata interplanetaria del bacio. La mia festa.

Perché a me, i baci, sono sempre piaciuti da morire e mi porto dietro, con un certo orgoglio, l’appellativo di “mamma baciona” che Micol mi ha regalato quando aveva appena due anni, una definizione perfetta per difendersi da quella cascatella di schiocchi labbrosi con cui ero solita ammorbarla in ogni ora del giorno. Un’abitudine che non ho perso, sia chiaro.

Sono una filematologa* autodidatta, una studiosa del bacio da quando da piccola, sul divano di casa insieme i miei genitori, spuntavano labbra e lingue nel televisore e percepivo l’imbarazzo crescente dei miei. Normalmente era il preludio di amplessi cinematografici che andavano sfumando nella scena successiva, lasciando in me la curiosità.

Crescendo ho capito che non tutti i baci sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Tipo quelli che ci si scambia quando ci s’incontra.

Nei miei studi ho scoperto che: nella Russia omofoba il bacio sulle labbra tra uomini era considerato un semplice segno di saluto, fino a poco tempo fa, e che i Cristiani ortodossi comunque sono appassionati di baci quasi più di me; nel baciamano le labbra DEVONO sfiorare il dorso della mano della donna (non leccare, né umettare e nemmeno ungere: sfiorare) e che questa cosa accade ancora spesso in Polonia; gli eschimesi si strofinano le punte dei nasi e in Giappone non ci si bacia in pubblico che non è cosa; che in Francia si danno 3 baci, nei Paesi latini e mediterranei ne bastano 2, in Cina lasciami perdere che non è igienico; che se si tratta di baci di saluto ovunque, quando porgi solo la guancia a un’altra guancia vuol dire “ciao”, ma se baci apertamente la guancia che ti si propone significa “ciao, ti voglio bene”. Poi attorno al bacio si sono create mille milioni di tradizioni, come quella che suggella amore eterno a Natale, sotto il vischio, o come quella del “ora puoi baciare la sposa” che fa scattare l’applauso durante i matrimoni. Per un po’, a Venezia a Capodanno, le coppie si riunivano sotto il Campanile per festeggiare l’anno nuovo nel Bacio Corale più popoloso del mondo mentre nel Medioevo la fanciulla si prestava al baciatico quando il ganzo cavaliere la chiedeva in sposa e le donava i suoi averi.

Poi ci sono i baci d’amore appassionato. Qui chiedo l’aiuto da casa e riporto fedelmente la descrittiva spiegazione che mi ha donato un amico collega filematologo e poeta qualche tempo fa, raccontandomi dei baci: “I baci si cominciano piano, con le labbra che si posano, dischiuse, soltanto appena dischiuse, così che avvenga il primo, vero contatto vitale: un respiro incontra l’altro e, da due che sono, diventano uno. Da lì in avanti improvvisare e, soprattutto, non smettere mai più. Perché i baci, i baci, i baci sono fondamentali“.

Infatti, nei miei lunghi anni di esperimenti sulla faccenda, ho appreso che nel momento in cui una coppia smette di baciarsi smette anche di diventare uno e ritorna due, allontanando le reciproche rotte di traversata. Bisogna essere pronti a virare e riavvicinarsi a suon di schiocchi e vorticare di lingue.

Io, da brava baciona, festeggio la mia festa riordinando le idee e cercando di ricordare i miei baci catartici:

il bacio più sognato: quello con Per Håkan Gessle dei Roxette. Limonavo cuscini e specchi per esercitarmi in vista del momento in cui lo avrei incontrato. Fino a oggi non è ancora successo, ma posso dire con una certa sicumera di sentirmi pronta;

– il bacio immancabile: quello della buonanotte a Micol&Alice, più forte del Lexotan e capace di cancellare le tensioni di un’intera giornata;

– il bacio più orrido: quello dato a un certo Michele alle medie. Posso dire di aver lottato a singolar tenzone sia con il suo apparecchio che con gli avanzi del suo pranzo;

– il bacio più violento: quello scambiato con un aitante sardo durante una traversata in mare in Tirrenia. Lo stesso aitante sardo che con mamma e zia abbiamo soprannominato Murena e grazie al quale posso dire, senza falsa modestia, di aver dato il via alla moda delle labbra a canotto;

– il primo bacio: con Fabio Saitta di 3ª nel cortile della scuola. Poi lui è diventato macellaio, e le nostre strade si sono divise;

– il bacio più tenero: quello che do ai miei familiari quando l’incontro. Sono l’unica baciona in famiglia e m’intenerisce vedere come sopportano rassegnati le mie smanie baciofile;

– il bacio d’amore: quelli che ho dato e ricevuto da innamorata. In questo posso dichiararmi solennemente fortunata;

– il bacio più triste: non solo uno, ma tanti. Sono quelli che a un certo punto non ho più dato e ricevuto durante le mie storie d’amore;

– il bacio più bello: il prossimo.

Per cui, amici vicini e lontani, buona festa del bacio a tutti. E che il Daygum sia sempre con voi.


* filematologia: Scienza che studia le funzioni e gli aspetti del bacio in una coppia.

The heart shaped sea – Roxette

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