Rotolando verso Sud – giorni 1-2 -3, Paestum

Paestum è bella. Il mare è splendido, la spiaggia un incanto, le persone gentilissime e il cibo… ecchevelodicoaffare.

Ma la verità è che io a Paestum mi sono oggettivamente rotta le palle.

La colpa non è del posto, sia chiaro, la colpa è solo mia che non sono geneticamente in grado di apprezzare le stroboscopiche qualità del “nonfareuncazz”. Attenzione, l’ozio lo apprezzo e pure il relax, ma me li devo andare a cercare e non devono prepotentemente prendersi il monopolio delle mie giornate.

A maggior ragione non posso esimermi dal raccontare le cose le cose che mi hanno affascinato di questo angolo del Cilento.

Bambini Gli adulti amano i bambini. Non ne sono infastiditi, non li trattano con sufficienza. Proprio ‘e criatur ci piacciono e le tengono in grande considerazione. Ci è capitato di andare fuori, a mangiare ovviamente, e sia camerieri che proprietari si sono rapportati alle mie rane con tenerezza, facendo domande non per farle, ma perché interessati alle risposte. Infatti, è stata la prima cosa che ha notato Alice e che ha raccontato al telefono al papà: “Qui sono tutti gentili con me, mi parlano e sorridono”.


Ospitalità Il luogo comune per eccellenza del sud Italia: l’accoglienza. Che se ne dica, è tutto vero. Le persone si sperticano in aiuto e indicazioni e consigli. Sempre. In fila alla cassa del supermercato, sul predellino di un treno, in mezzo all’acqua mentre provi a toglierti la sabbia dal costume. Sempre. La gente parla tanto, ti vuole mettere a suo agio e, cosa che a me manda in delirio totale, risponde senza tentennamenti alle mille milioni di domande che sono in grado di sparare.


La relatività dello spazio Se non hai la macchina muoversi in certi spazi è complicato, nel senso che o cammini o cammini. Per cui, gli indigeni, quando provi a chiedere dove sia un posto, sottintendendo che ci arriverai sulle tue gambe e con una bambina camminante per ciascuna mano, arricciano naso e labbra e, dondolando, sentenziano: “lontanuccio…”. Quando poi scopri che il lontanuccio è un minimarket distante solo 500 metri. Il secondo step è: “Vi ci porto io” o se non possono accompagnarti, scatta l’urlo: “Peppinooooo/Mariuccia/Antooooo vieni, porta la signora allo spaccio”.


La relatività del sole Lo sanno pure i sassi, io non mi brucio. E per una che dimentica la crema solare a Torino 4 volte su 5 al momento di fare la valigia, si tratta di una bella caratteristica. L’ultima volta che mi sono bruciata è stato nel 1988 in Sardegna, vacanza di cui ci sono reperti fotografici in cui sono immortalata come Robbie Williams in Rock DJ, ma senza Roller. Dopodiché, mai più. Fino a Paestum, località balneare dal tenue e ristoratore venticello, dalle spiagge ampie e sabbiose e dal sole ingannatore. Dopo due giorni sono diventata un evidenziatore rosso che vagava per via Poseidonia, con al lato la piccola con la pelle del colore del cioccolato al latte, e la grande, la mia Mini Me, che infatti pareva pure lei un evidenziatore rosso più piccolo, di quelli da tasca.


La relatività delle regole Un altro luogo comune sull’estro campano. Io a Paestum (per onestà intellettuale devo ammettere che queste righe le sto scrivendo da Napoli, città in cui la parola anarchia ha assunto un nuovo e colorato significato) ho notato una certa elasticità di pensiero.

Due esempi, chiarificatori.

1. La signora Clara, proprietaria della magione in cui abbiamo affittato la stanza, ci ha indicato la strada che ci avrebbe condotte alla spiaggia, oltre la pineta (ci hanno lasciato andare a piedi perché si trattava di 80 metri scarsi di cammino). Arriviamo e vediamo lettini e ombrelloni eleganti battenti bandiera Oleandri Resort, disposti ordinati davanti un bar sulla spiaggia con portico, tutto tremendamente shabby chic. Mi faccio coraggio e chiedo a un bagnino se possiamo prendere due lettini e un ombrellone giusto per non arrostire le bambine pronti-via. In Liguria funziona che se solo ti avvicini a una sdraio scatta l’allarme, una rete ti ingabbia e ti issa sulla cima dell’ombrellone, mentre un elicottero ti intima ti tirare fuori lentamente il portafogli e sganciare il cinquantone. Il bagnino mi guarda come se fossi imbecille e mi dice: “Scelga lei”. E restiamo a guardarci così per qualche secondo buono, lui pensando che fossi rincoglionita, io provando a indovinare i suoi occhi nascosti dietro le lenti a specchio. Che poi potrebbero essere state la causa recondita della mia scottatura…. Ora che ci penso. Insomma, per farla breve ci sistemiamo su due lettini, sotto un ombrellone e pure con una sedia in terza fila. Viene pure Karim, altro bagnino di cui parlerò più avanti, che ci saluta, gioca con le bambine e poi torna in torretta a tenersi pronto a salvare vite. Al termine della giornata ho capito che quella era la spiaggia riservata ai clienti di un resort, che eravamo abusive e che però stavamo simpatiche al racket dei bagnini che ci ha fatto stazionare aggratis in entrambi i giorni di mare, nonostante le mie (deboli) richieste di pagare qualche euro. La spiaggia offriva anche animazione per i bambini ed energici corsi di Acquagym per le bagnanti che, non appena le abbiamo viste sgambettare, ci ha pensato Micol a smorzare possibili mie voglie saltellanti: “Ricordati che hai una dignità mamma”. Giusto.

2. Giostrine, alla cassa la possibilità di pagare 6 gettoni € 10 per i giochi fighi oppure 6 gettoni € 5 per i giochi mosciarelli (indovinate le bambine che giochi volevano fare). Prima Tagabì, poi Galeone poi Alice propone il Trenino, giostra da gettone del valore di € 1. Chiedo al responsabile del trenino se possiamo utilizzare un gettone del valore di € 2 per il Trenino, dice di no. Gli propongo addirittura di prendere due gettoni da € 2 per ‘sto Trenino, in un impeto di supervalutazione da incentivi statali. Niente, scuote la testa e mi sputa addosso la sentenza: “Chist’è ‘a regola”.

La signora Clara ci ha accompagnate alla stazione per prendere il regionale che ci avrebbe portate a Napoli. In macchina ha dato un pacchetto a testa alle rane, due regalini deliziosi pensati per loro. Io mi sono commossa per il gesto e anche nel vedere che era sinceramente dispiaciuta della nostra partenza. Come se fossimo parenti o amiche di lungo corso. In quel momento questa vacanza mi è sembrata perfetta.


FOCUS 1. Micol è stata sommersa di protezione 50 dal primo giorno. Una precisazione tipo quelle che si fanno per gli animali che compaiono negli spot, ancora poi qualcuno avvisa il Moige di questo post (il Moige non legge, raccoglie testimonianze) e poi me li ritrovo tutti con il fiato sul collo.

FOCUS 2. Il bagnino Karim lo abbiamo conosciuto appena siamo arrivate a Paestum, nel pomeriggio che siamo corse al mare nonostante avesse appena finito di piovere (che poi è uscito il sole e le bambine avevano assolutamente ragione a volermi trascinare in spiaggia). Lui vive a Grenoble dove ha un locale con un amico, ma in estate si trasferisce a Paestum dove da 12 anni lavora all’Oleandri Resort, dormendo al lido per non spendere soldi. Quando parla unisce campano e francese a una decisa cadenza araba che rende una chiacchierata con lui un corso intensivo con Babbel.

FOCUS 3. Villa Rosa è il nome del B&B dove siamo state accolte da Clara, proprietaria, e Salvatore, suo marito. L’enorme casa, che ricorda Southfork Ranch di Dallas,  è stata costruita dal papà di Clara decenni fa. I due proprietari sono stati fantastici, gentili, pieni di racconti e di consigli. Per mille motivi rimarranno nel mio cuore. Se cercate un posto piacevole, dove sentirvi a casa al di fuori della retorica, allora ve lo consiglio spassionatamente.


FOCUS 4. Paestum, sono arrivata da te con la testa ricca di nuvole. Per questo non ti ho apprezzata a dovere, ma ti ringrazio per tutti i sorrisi che hai fatto spuntare sulle facce delle mie bambine.

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