Rotolando verso Sud – giorno 8, Reggia di Caserta

La mattina dell’ottavo giorno si riposarono, in ritardo di 24 ore rispetto le Sacre Scritture, ma tant’è, la Triade mi è spontanea. In verità vi dico che quel giorno, l’ottavo, era destinato alle isole e avevamo anche già l’orario del traghetto in partenza per Procida da Pozzuoli. Mentre leggevo la guida e mi documentavo sugli itinerari, mi compare la piccoletta davanti, con gli occhi piccoli piccoli. Guarda me, la guida, il tablet aperto con il pdf degli orari dei traghetti, e sentenzia: “Ieri siamo salite sul Vesuvio che era altissimo. Oggi facciamo finta che siamo a casa a Torino e guardiamo i cartoni animati?”.

Il disappunto per tutti i miei studi da guida turistica hanno lasciato spazio alla tenerezza e, soprattutto, al sollievo che mi ha colto nell’osservare sconcertata che esistono membri femminili della mia famiglia non colpiti dal morbo del wonderwomanismo, rara patologia che rende difficile articolare le parole “Non ce la faccio”. Per cui, ciao Procida e benvenuta Peppa Pig.

Soltanto che, durante la mattinata, ci siamo accorte che ci annoiavamo e che, mentre i giorni di vacanza si stavano riducendo pericolosamente, le cose che volevamo vedere e visitare si moltiplicavano durante la notte. Micol ha la pensata geniale: “Perché non andiamo a Caserta a vedere la Reggia?”. Abbiamo accettato con entusiasmo, anche se per due secondi mi è balenato in mente che non fosse proprio la gita più riposante del mondo. Come ci hanno confermato gli Spagnoli, poco dopo sulla metro.

Ecco, parliamo degli Spagnoli. Gli Spagnoli sono una famigliola che appare e scompare nelle nostre vacanze, una sorta di gruppetto simpatico di angeli custodi che ci ritroviamo davanti nei posti più diversi: mamma, papà e bambini occhialuti assoldati dall’Intelligence borbonica per tenerci d’occhio. Per intenderci, gli Spagnoli erano sul pulmino di Nando che ci ha portato sul Vesuvio. Erano davanti al Maschio Angioino. Gli Spagnoli erano pure sulla Circumvesuviana che ci riportava a Napoli da Pompei (loro erano saliti alla fermata Ercolano). Noi salutiamo cortesemente gli Spagnoli, Alice gioca con la bambina Claudia, ma la Triade e gli Spagnoli non si accordano sulle gite (che la suddetta Triade cambia puntualmente tutti i giorni). 

Insomma, chiusa parentesi degli Spagnoli. Effettivamente arrivare a Caserta di domenica non è stato semplice, ma la Reggia ha ripagato di qualsiasi fatica. In queste vacanze ho scoperto in Alicetta una curiosità che non conoscevo, una sete di sapere davanti alla quale spesso mi trovo a dover capitolare, a non saper rispondere. Sia a Pompei che alla Reggia, su ogni oggetto che la incuriosisce viene e mi spara una raffica di domande che mi stordiscono.


Va bene raccontare storie su un letto a baldacchino, immaginare aneddoti su scrittoi e consolle, ma ditemi voi, su un chezz di vaso di pregiata fattura francese datato diciottesimo secolo, che posso dire? Per questo ci armiamo di opuscoli e guide, per far fronte allo spietato interrogatorio cui io e Micol siamo sistematicamente sottoposte. Fallendo spesso, ovviamente.


Il leit motive della Reggia di Caserta era “Di qui passava la principessa?”. Quando poi abbiamo visto i ritratti delle leggiadre principesse/regine transitate alla Reggia (le Bonaparte in primis) l’entusiasmo di Alice si è smorzato, fino a morire definitivamente davanti al pitale notturno che le ho fatto notare negli appartamenti regali. Si è messa la mano davanti alla bocca, ha sgranato gli occhietti e con un “che prepotente, almeno poteva svuotarlo lei il suo vasino” se ne è andata lungo i corridoi dove, davvero, secoli prima passava la principessa.


A dirla tutta, la Reggia è imponente, ben tenuta e le persone che fanno la “guardia” in ogni stanza sono magnificamente preparate. Non abbiamo avuto abbastanza tempo per visitare per bene i giardini inglesi, disseminati di animali di plastica colorati facenti parte di una rappresentazione artistica itinerante campana: Micol e Alice si sono fermate al laghetto dove pescigatto grandi quanti rotweiller su litigavano pezzi di pane lanciati dai turisti, prendendosi a colpi di baffoni a manubrio da far morire d’invidia i modaioli di tutto il mondo.


Ogni tanto veniva un CanadAir a fare scorta di acqua che serviva a spegnere un incendio scoppiato a Caserta vecchia.


Poi siamo salite al pelo sul treno, riuscendo addirittura ad arrivare a casa entro le 22 e a improvvisare una cena con quello rimasto a pranzo. 

Domanda di rito della giornata: cosa vi ha colpito oggi? Micol: “Abbiamo fatto pranzo e cena sedute a tavola a casa!”.

Ecco, questo non ditelo al Moige.

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