L’amore ai tempi della navetta – dialoghi metropolitani di un agosto torinese

Bentornata Santisella, sembra dire la navetta che accosta al marciapiede. “Dai, sali su che ti porto in ufficio”. E sbuffa, mentre apre le porte e mi sventola i capelli con l’aria condizionata. Non ci piacciamo, io e lei, ma almeno fino a fine mese non possiamo far altro che incontrarci, un paio di volte al giorno.

Il vantaggio d’incontrarla in via Bertola sta nel fatto che è a stomaco vuoto e che si possono parcheggiare natiche e borse mentre lei, balena di strada, ti digerisce alla fermata che scampanelli. Per me il solito, navetta, portami a Traiano.

Nel mentre, l’umanità.

Davanti a me due ventenni, due ragazze con l’abbronzatura di chi è a Torino da almeno una settimana. Chiacchierano. Anzi, una parla, con il broncio di Sophie Marceau e le mani danzerine. L’altra ascolta e ogni tanto scuote la testa. 

Sophie è infervorata, sventola i capelli scuri e spande per i sedili odore di Fructis. L’amica invece muove solo la testa, un cestino di colori pastello. La chiamerò Iridella. Si capisce che Sophie e Iridella stanno parlando di amore, e che quella inguaiata è l’imbronciata logorroica.

S: “Vuoi dire che devo lasciare perdere?”

I: “Sì”

S: “Ma perché? Come fai essere così sicura che non gli interesso? Te lo ricordi che quella sera per poco non ci baciavamo?”

I: “Quanto tempo fa?”

S: “Un mese… Ma lo sai”

I: “Ti cerca mai?”

S: “No, scrivo sempre io. Però lui risponde, spesso mi sembra che sia contento di parlare con me”

I: “Ma non ti chiede di uscire e se lo fai tu, non può”

S: “Vero. Ma sai che…”

I: “Che ha finito una storia importante? Pure tu”

S: “Non siamo tutti uguali, lui ha bisogno di più tempo”.

I: “Ma se si innamora di altre ogni due mesi”

S: “Sono passatempi, sono cazzate”.

I: “Spiegami la logica, che telenovela ti stai raccontando per non vedere che non gli interessi”.

S: “Io penso di essere diversa per lui, che lui sa che nel momento in cui usciamo insieme e tutto quanto poi non si torna tanto indietro. Ci conosciamo da troppo tempo, sappiamo segreti nostri. Vuole essere sicuro. O forse non è sicuro di me, pensa che a me piacciano tanti”

I: “Ma sei seria? Se non esci con nessuno da mesi e lui lo sa bene”

S: “Si, ma forse lui ogni tanto passa sulla mia bacheca di Facebook e vede che ho tanti amici maschi con cui parlo e scherzo e… Sai, è tanto sensibile e insicuro, non sa forse che quelli sono solo miei amici. Che a me piace solo lui. Allora si è fatto un’idea sbagliata di me, crede che a me basta avere un fidanzato e quindi pensa che sto inciuciando con altri e che lui valga come loro”.

I: “Crede e pensa e immagina… Tu ti stai inventando un mucchio di storie per non accettare che non ti vuole e lo sai anche tu. Non si fa sentire, nemmeno più su Facebook”.

S: “Può essere che mi abbia nascosta da Facebook, perché gli dava fastidio vedere che ho tanti amici. O perché mi trova cretina”.

I: “Io dico che sei cogliona e che se ci fossi io al tuo posto, mi insulteresti. Se ti devo dire la verità, non capisco se ti piace davvero o se ti sei fissata”.

Io le ascoltavo. Risentivo mille discorsi con amiche e amici, l’eco di concetti pensati e ribaditi, emozioni travasate da cuore a cuore, con punti di vista contrapposti che raccontano reali verità.

Mi sentivo vicina alle due ventenni: capisco bene Sophie, così come comprendo ogni parola, che approvo totalmente, della visione di Iridella. Ed è questo che mi piace da morire degli esseri umani: siamo diversi, con esperienze differenti, dediti alla catalogazione per perseguire l’illusione che, divisi di microgruppi, diventiamo più comprensibili. Ma non esistono uomini che fanno così, donne che pensano colà, asiatici che preferiscono questo e ragionieri che invece preferiscono quello: siamo umani e ci piacciono le speranze.

S: “Me la devo far passare. Mi servirà da lezione per il futuro e così l’amore non mi fregherà più”.

Fermata Traiano. Raccolgo le borse, scendo dal sedile e guardo Sophie e Iridella. Mi viene da abbracciarle e sorridere, mi limito a scendere e a lasciarle nella speranza che crescendo diventi tutto più chiaro.

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