Perché voglio tanto bene a Grace di Jeff Buckley (che oggi compie gli anni)

Ventidue anni fa usciva Grace di Jeff Buckley.


Non sarà un post da critico musicale perché non lo sono: ho un rapporto di pancia con la musica, non di orecchio.

Questo è un post di ringraziamento. Il 23 agosto 1994 Jeff Buckley veniva allo scoperto con un disco capolavoro che accompagna la mia vita da quell’estate, la stessa in cui Bossi e Berlusconi litigavano davanti una paranza di pesce, per intenderci. In quel mentre, negli Stati Uniti, nasceva uno dei miei più grandi amici.

Sapete quella classica domanda che indaga su cosa porteresti con te in un’isola deserta? Nella mia riposta, che cambierebbe a seconda del momento storico che sto vivendo, c’è sempre una costante: Grace di Jeff Buckley.

Oltre che nei “momenti Jeff Buckley”, così alcuni amici hanno soprannominato le fasi di acuta introspezione che incontro, io ho bisogno di ascoltare tutto il disco almeno una volta la settimana, tipo la chiamata alla mamma o il pranzo della domenica con i nonni. 

E lo ascolto tutto, come se fosse un film. Dalla prima all’ultima canzone, non saltello, non interrompo. Un monologo.p che, se interrotto, riprendo dal principio. Poi sto bene. Ma sul serio, bene per davvero. Come succede al termine di una chiacchierata con un’amica, o dopo una mangiata di cioccolato (ma senza sensi di colpa).

Quindi ti ringrazio Jeff Buckley, perché mi hai donato una stampella esistenziale inesauribile, undici canzoni che magicamente sanno emozionarmi e rassicurarmi e che ci saranno per sempre.

Cominciando da Mojo Pin per finire con Forget her, attraversando quei dossi di rapimento psichelico rappresentati da tutte le altre tracce, Dream brother in primis. E poi le cover. Halleluja, che suona autonoma in momenti importanti, Lilac Wine, che mi racconta di Nina Simone, e la drammatica Corpus Christi Carol.

Quando capita che qualche radio la passi, o che la senta uscire da una macchina o che rimbalzi nelle stanze di un locale, mi prende una strana euforia mista a un senso di casa. La voce di Jeff per me sono graffi nel cuore, di quelli che non fanno male ma che lasciano il segno.

Si può dire di voler bene a un disco? Io dico di sì, voglio bene a Grace e sono felice di aver avuto la fortuna di ascoltarlo.

Oggi ritagliatevi qualche momento, e fatelo anche voi. 

Mojo Pin

Grace

Last Goodbye

Lilac Wine

So real

Halleluja

Lover, you should’ve come over

Corpus christi carol

Eternal life

Dream brother 

Forget her

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