Non è certo da questi particolari che si giudica un genitore

Questo è un post di felicità.

Cioè, sono contenta di quella contentezza che si ha se si raggiunge un obiettivo. Quando la bilancia dice che hai perso un etto (probabilmente hai tagliato i capelli), quando smetti di mangiarti le unghie, quando ti accorgi che è evaporata la voglia di stalkerare ex e affini, quando superi un limite e sposti in avanti il traguardo.

Ecco, io sono felice perché mi sono accorta all’improvviso di essere diventata più resistente ai giudizi sulla mia persona, anzi, sul mio interpretare la parte che preferisco della mia vita, quella di madre.

E me ne sono accorta in due contesti precisi, accomunati da un’accusa specifica a me diretta.

Il primo è avvenuto un mese fa. Ero sul balcone e stavo sistemando delle cose. Una coppia di una certa età, marito e moglie, non si è accorta della mia presenza e ha commentato il mio stile libero nello stendere la biancheria, ovvero senza pinze, un’abitudine che mi è rimasta da quando Micol era piccola e praticava alle mollette il suicidio assistito, facendo diventare l’acquisto delle sostitute un capitolo di spesa intollerabile. Dal fatto che io stenda la biancheria senza pinze hanno dedotto che “che non amo fare le cose della casa, della famiglia“.

Il secondo invece è avvenuto qualche giorno fa, su Facebook, a proposito della famigerata questione “cibo da casa” invece della mensa scolastica dei bambini. Un padre, dopo che ho espresso con moderazione tutti i dubbi circa il risultato a medio-lungo termine di questa cosa, si è sentito in dovere di dirmi che “ero libera di far cibare le mie figlie con quello che volevo, se non avevo voglia di alzarmi la mattina per preparare da mangiare“. Avrei potuto scendere nel fango con lui, sguazzando nei luoghi comuni, e chiedergli se sapeva trovare le mutande anche senza le indicazioni della moglie. Ma ho soprasseduto. In entrambi i casi non ho ribattuto.

E ne sono felice, perché ho raggiunto il risultato tanto ambito di stracatafottermene quando i miei atteggiamenti da madre non si allineano con quelli di chi mi sta giudicando in quel momento.

Perché di giudizi stiamo parlando, delle pietre scagliate sistematicamente contro genitori “diversi”. Semplifico qualche situazione.

Chi allatta al seno considera pigre le mamme che scelgono il latte artificiale e queste guardano alle lattanti con sguardo pieno di riprovazione, ritenendole frichettone e morbose. Chi porta con la fascia schifa le passegginate e viceversa. Poi c’è chi manda il figlio a calcio e dovrebbe mandarlo a rugby, chi fa guardare troppa TV o niente, chi legge sempre le storie e chi nemmeno una. Insomma, tra genitori ci guardiamo e abbiamo il ditino dell’accusa sempre pronto a scattare.

Il motivo, secondo me, è piuttosto elementare: essere genitori è complicato, ti senti perennemente in discussione, sai che le tue parole e i tuoi gesti contribuiscono agli adulti di domani. E sai che sbagli, perché è umano e ineluttabile.

Quindi è molto rassicurante vedere qualcuno che sta sbagliando più di noi. Secondo il nostro punto di vista, è chiaro.

Da quando il padre non vive più con noi, il percorso delle mie bambine non è stato semplice. Hanno fatto i conti con le mancanze, le battutine, si sono dovute barcamenare con i turni nemmeno fossero un supermercato, hanno surfato sulle tensioni e imparato l’arte del silenzio. Hanno conosciuto la parte peggiore di quello che era stato amore ed è questo, per me, il lato più triste della faccenda.

Quando la sera rifletto, considero se durante la giornata sono riuscita a mostrare alle mie ragazze la parte migliore dell’essere felici.

Perché questa è per me la sfida più grande: andare oltre le paure, oltre le diffidenze, superare i preconcetti e le mancanze, annientare la rabbia che travisa. Restituire loro una visione del mondo e dei rapporti d’amore il più ottimista che posso, nascondendo gli occhiali con cui vedo io la vita, dotati delle lenti deformanti dei miei trascorsi.

Un’educazione sentimentale basata sugli aspetti che vincono, e non solo su quelli che perdono e danno una scadenza ai rapporti. Perché questa, purtroppo, la conoscono già.

Credo fortemente in una visione gentile delle relazioni tra le persone, tra famigliari e amici e amanti e colleghi. Ed è su questa visione che mi concentro, quando dimentico di comprare le mollette per lo stendibiancheria. Sperando di non traviare ineluttabilmente un paio di massaie del futuro.

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