Le cose in sospeso che non voglio lasciare

A me la morte fa questo effetto qua. Mi prende a ceffoni, quando arriva all’improvviso. Mi scuote, mi fa sedere a terra, senza respiro. La mia mente va alle cose lasciate a metà da chi non se lo aspettava di dover andare via.

Tipo telefonate da fare, maglie da piegare. Cose da scrivere. Cose da dire.

Io, oggi, ho la casa ricoperta di nylon e di goccioline di pittura bianca. Morissi adesso per la mia famiglia sarebbe un gran casino, magari farebbe pure fatica a trovarmi, in questo casino qui. E non saprebbe di tutte le cose che nella mia mente ho lasciato a metà, oltre alle pareti da imbiancare.

Mia sorella non sa che devo preparare delle lettere per il lavoro molto importanti, mio fratello ignora che ho un aperitivo in ballo con  Sonia, il mio capo avrà di certo dimenticato che devo rifare la carta d’identità entro martedì per poter salire sull’aereo per Parigi. Mia mamma non sa che ieri sera mi hanno detto che sono una splendida persona, e non ho fatto in tempo a raccontare alle mie amiche che un mago mi ha scritto il suo numero di telefono su una carta da gioco, di corsa, in un simpatico tentativo di abbordaggio. Devo ancora leggere l’ultimo libro di Harry Potter. Le mie figlie ignorano che ho comprato la vernice a lavagna per colorare le porte delle nostre stanze, e ancora non sanno che ho intenzione di farle traslocare nuovamente nella loro vecchia camera. Mariachiara non sa che cosa le voglio regalare al compleanno, Miriam deve ancora essere aggiornata sulle idee che mi sono venute sul nostro progetto. Stefano non saprebbe dove trovare il buono birra che ho promesso di dargli.

Avrei tante cose lasciate a metà, così, che resterebbero fluttuanti come incompiute note di una canzone che ti canticchi in testa mentre la inventi, che in quel mentre ti pare un successo discografico e poi la dimentichi in un soffio. In un attimo. Lo stesso in cui vai via.

La morte a me fa questo effetto qua. Mi mette davanti ai sospesi.

Mi solleva pensare che, se me ne andassi via adesso, così, vicino alla pistola a spruzzo che mi sono regalata questa mattina, forse le persone non saprebbero le mail che ho in programma di mandare, ma saprebbero esattamente cosa penso di loro e quanto le ami. 

Questa è l’unica cosa che conta, non lasciar passare nemmeno un secondo dal pensiero alla parola, al gesto, perché dire a qualcuno che è importante per te potrebbe essere l’equivalente di un sorriso inaspettato, di una vincita al gioco, di un cioccolatino buonissimo, di un paesaggio straordinario.

Io penso che Roberto, che questa mattina è pedalato lontano, abbia detto a tutti i suoi cari quanto li amasse. Non lo vedevo da tempo, da quando fumavamo canne alla chiusura del giornale, la domenica notte. Non ci siamo più visti ma ci siamo sempre un pochino seguiti, salutati attraverso quei social che anche a questo servono. Non sono mai andata a mangiare al suo ristorante, non ho mai conosciuto sua figlia e riabbracciato la sua mamma.

Sono seduta a terra, dovrei finire almeno la prima mano ma ho troppa voglia di chiudere il coperchio, mettere a bagno il rullo, farmi una doccia e andare a prendere le mie bambine. Mi sa che farò così.

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