E questa pioggia da un momento all’altro potrebbe smettere di venir giù

Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare. Bella ragazza, begli occhi e bel cuore, bello sguardo da incrociare, sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare. Accompagnarti per certi angoli del presente, che fortunatamente diventeranno curve nella memoria. 

Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria. 

Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere, e non guardiamo in faccia a nessuno e nessuno ci guarderà. 

Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già? 

E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali, o a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali, o a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali, o a Milano coi suoi terroni settentrionali, oppure a Modena coi suoi motori fenomenali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. 

Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da desiderare, come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un letto da ricordare. Bella ragazza ma chi l’ha detto che non si deve provare? Ma chi l’ha detto che non si deve provare a provare? 

Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire, e questa pioggia da un momento all’altro potrebbe smettere di venir giù. E non avremmo più scuse allora per non uscire. Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu! 

Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare, e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai. E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare? Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti ormai? 

E andiamo a Genova coi suoi spiriti musicali, o a Milano con i suoi sarti ed i suoi industriali, oppure a Napoli con i suoi martiri professionali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. E andiamo a Genova coi suoi svincoli musicali, o a Firenze coi suoi turisti internazionali, oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. o a Bologna, Bologna coi suoi… orchestrali“.

Questa qui, proprio questa canzone qua mi sono cantata in testa dal momento in cui mi è suonata la sveglia malefica (alle 4.20) fino a che non sono scesa dal treno a Padova, sotto la pioggerellina resa inoffensiva dal mio ombrellino di Dory. E un pochino la mugugnavo pure per strada, mentre seguivo il flusso di universitari che inconsapevolmente mi trascinava alla Fiera. Perché questo viaggio era un miraggio perfetto per questo tempo della mia vita in cui ho certezze, domande e supposizioni. Le seconde sono sempre numericamente più cazzute delle prime, ma normalmente sono le terze che faccio fatica a digerire. Sono state sufficienti 4 ore su un Frecciabianca, la desolante decadenza offerta dalla pianura padana immersa nella nebbia e un ombrello da bambina per buttarle giù come se fossero caramelline.

Poche sere fa Micol mi ha stupita con una riflessione sulla morte. Mi ha detto: “Non ho più paura di morire perché penso che la mia vita sia un libro scritto da qualcuno e quindi so che morirò quando arriverà l’ultima pagina”. 

Ora, io so che la paura di morire ce l’ha sempre, come tutti noi, eppure ho preso in prestito questa sua visione quasi fatalista dell’esistenza e devo dire che si vive bene: quello che è stato è finito, quello che è vivilo, quello che sarà scoprilo continuando a leggere il tuo libro, senza avere fretta di sapere e di sbirciare le pagine. E con questo pensiero le supposizioni sono evaporate, come i timori, e mi sono goduta la pioggia, gli universitari, la parte che più amo del mio lavoro, la brioche, il sushi, la passeggiata in centro, i tremila caffè, il saluto alla stazione, il ritorno a casa.

Di Padova mi rimangono il gettone del bagno della stazione, qualche scontrino da ridare ad Antonellina, facce e parole da lavoro e una dozzina di biglietti da visita. Poi mi restano gli incontri e le emozioni, quelle di dare un suono, un profumo a persone che virtualmente mi accompagnano in questo libro e che sono diventate tridimensionali.

Quello che succederà domani o la settimana prossima non mi interessa, adesso mi tengo il gettone del bagno della stazione e mi godo ogni riga del capitolo che racconta il mio presente. Attenta a non voler prevedere i colpi di scena, che altrimenti rovino tutto il lavoro dell’artista.

PS Io e Luca, in foto. Uno dei due momenti più spettacolari del mio viaggio, una tappa di un’amicizia che non finirà mai.

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