Sul come e quando si aspettano le farfalle (sono bruchi signo’, che famo? Lascio?)

Ora, tu stai lì che vedi una persona che ti piace molto, con cui hai più cose in comune di quante pensassi potessi averne, ci fai pure dell’ottimo e fantasioso sesso e avete una conversazione variopinta. Insomma, una bella situazione che arriva almeno dopo una relazione categoria “definitiva” che si è trasferita nel reparto “Titanic sentimentale”.

Quindi, tu stai lì, con questa bella situazione, mentre nel frattempo continui a vivere e lavorare e consumare ossigeno e organizzare vacanze. Fino a che, tutto d’un tratto, il lobo frontale ricomincia a lavorare e ti sussurra: “Ma le farfalle? Dove sono le farfalle? Ti hanno detto che arrivano? Sono in ritardo come i Re Magi?”.

Eh, le farfalle. Possibilmente a frotte, nello stomaco, stanno a significare per antonomasia che stai perdendo la brocca. Sono rassicuranti, le farfalle, sono uno sintomo infallibile. Le farfalle promettono, portano con sé pensieri d’amore, come quelli di Mal dei Primitives.

Il lobo frontale, si sa, è stronzo. Ha tendenze da psicodramma, pone criticità che nemmeno nelle puntate più tristi di Lovely Sarah sono contemplate. Figurati se perde la ghiotta occasione di farti notare, il bastardo, che quello che ti sfarfalla nello stomaco, al massimo, è la caponata di mamma che, per quanto buona possa essere, non è niente di paragonabile all’amore di Romeo per Giulietta, al trasporto di Angelica per il conte De Peyrac, alla mia ossessione per l’olio di Palma.

Quindi, che significa quando non si sentono le farfalle in una bella situazione? Sono in differita? Non arrivano? Si sono perse nei meandri dei dolori e delle delusioni? La paura lega loro le ali? Sei sordo e non le senti? Te le sei mangiate? Le hai digerite?

Per rispondere a questa domanda mi sono rivolta a un gruppo di amiche e di amici che mi ha fornito una serie di punti di vista: assurdi, emozionanti, commoventi, divertenti, bastardi, veri. Da una domanda spuntata osservando la nebbia in treno, ne è nato un sondaggio che ha portato ad alcune considerazioni e alla creazione di macrogruppi di adepti allo sfarfallamento emotivo.

Inversamente proporzionali alla loro opportunità Le farfalle non ne fanno una questione anagrafica. Questo pensa la maggior parte delle persone a cui ho rivolto la mia domanda. Se ti innamori, o sei coinvolto, prima o poi arrivano. Esatto, prima o poi. Saltellando tra le vite dei miei amici intervistati ho notato che quelli che ultimamente le hanno proprio sentite roteare vicino il piloro sono quelli che “non avrebbero dovuto sentirle”. Nel senso che o si trovavano in una situazione di relazione extra (uno dei due o entrambi già impegnati) o di relazione impossibile (distanza, differenza d’età). Per cui, capisco che, se sei oltre i 35 anni e senti fortissime le farfalle è più facile che sia così perché sono farfalle proibite.

L’idealismo degli uomini Una delle grandi sorprese del mio sondaggio: l’idealismo di relazione della parte maschia del cielo. Le farfalle si sentono, sempre, altrimenti non siete una coppia, ma compagni di Fantacalcio. Ma, esiste un ma. Se per le donne le farfalle sono identificate con smania, mancanza di sonno, pensieri ossessivi e sorrisi ebeti, nei fallodotati la questione diventa più pragmatica e sottile, diventa un insieme di attenzioni e un’ispirazione di pazzie, tipo non andare a lavorare per farle una sorpresa. Ecco, ispirazione, perché poi non è detto che si abbia l’opportunità di realizzarle. Ma per i maschietti anche solo sentire di volerle fare rappresenta eco di farfalle. Un altro aspetto, un’ulteriore sorpresa: la gelosia. Nella mia mente di pseudoscienziata di esseri umani da sempre alberga l’idea che gli uomini siano SEMPRE gelosi o comunque provino SEMPRE fastidio quando caracolla un altro esponente dotato di pene dalle parti un soggetto femminile considerato della propria “crew”. Pensavo a disposizione di una genetica da polletto nel pollaio, e invece… e invece gli uomini lo sanno, lo sanno sempre quando sono gelosi o solo testosteronicamente infastiditi, distinguono le due emozioni e quindi per loro le farfalle hanno anche il rumore dei denti che digrignano.

La paura insonorizza E poi ci sono le persone Survivor che dopo il Titanic hanno trovato spazio sulla scialuppa di salvataggio e colonizzato una nuova terra. Per quelle, le farfalle, sono un discorso delicato. Sono diventate selettive, hanno scoperto quanto si possa stare bene in una dimensione single, qualcuna ha addirittura cominciato ad apprezzare l’attività di collezionista di peni e vagine di pregio, altre persone Survivor si godono amiche e amici. Per loro trovare qualcuno di decente che regga all’impatto del secondo appuntamento è già impresa improba, roba da fatiche di Ercole. Figurarsi se pensano alle farfalle.

Eppure.

Eppure potrebbero incontrare una bella situazione. Sapere che si tratta di una bella situazione, esserne consapevoli. Arrivare anche al terzo appuntamento e sentire sempre in sottofondo Celine Dion che gorgheggia My heart will go on, una sorta di preavviso dell’ipotetica fine della bella situazione in evoluzione. Ecco, sentire nelle orecchie Celine ti distoglie dalle farfalle. Potrebbe ammutolirle e i Survivor rischierebbero di non accorgersi che, per evoluzione e per necessità, nel frattempo le farfalle in questione potrebbero aver imparato nuovi linguaggi, nuovi segnali. Ci sono ma non si vedono, e non si sentono. E potresti ritrovartele lì, sotto forma di bruchi, quando meno te lo aspetti. Vivendo giorno dopo giorno.

Quindi, ricapitolando.

Le farfalle ci devono essere. Se vivi una situazione di frustrazione sentimentale potresti quasi invocarle, come antidoto alla monotonia e al bisogno di sentirsi vivi, e loro arriverebbero in sciami portando con sé una deliziosa relazione “pericolosa”. Se invece vivi un momento esistenziale zen, conquistato a fatica, le farfalle potresti addirittura vederle con diffidenza, illudendoti che sia possibile controllare emozioni ed eventi, credendoti tanto forte da poter tagliare l’acqua con le forbici.

 
Foto di Mircea Cantor 

Chiudo citando quella saggia di Micol: “sai come faccio quando una cosa mi fa paura? Penso a quanto sarei felice se riuscissi a realizzarla, non a come sarei triste se fallissi. E allora mi viene voglia di farla”.

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