Dov’eri tu quando segnò Sparwasser? (Benvenuta prospettiva)

Come ha detto un amico qualche giorno fa, sembro riemersa da un buco spazio temporale, tipo la mamma di Goodbye Lenin che entra in coma prima del crollo del Muro e si riprende quando il mondo è già definitivamente cambiato. Nell’ultimo mese sono stata così tanto concentrata nel mio lavoro e nella realizzazione di quello per cui lavoriamo per mesi, che ho ristretto a poco a poco la visuale, togliendo dall’inquadratura tutto quello che nel frattempo succedeva nelle vite di chi mi sta attorno.

La mia fortuna è che mi vivono attorno persone intelligenti che sanno che, prima o poi, torno a bussare per aggiornamenti vari ed eventuali. Allora vado per associazione di idee e mi torna in mente Sparwasser e la partita tra Germania Ovest e Germania Est nei Mondiali del 1974 quando, nonostante entrambe le squadre fossero già qualificate per la seconda parte della competizione e i padroni di casa fossero ampiamente favoriti, a sorpresa vinse la Germania Est con un gol proprio di Sparwasser. Un gol talmente importante tanto da diventare avvenimento storico spartiacque, tanto da far diventare normale, tra tedeschi, chiedersi: “Dov’eri tu, quando segnò Sparwasser?“.

Per questo mi viene in mente adesso, perché nel mio giro di aggiornamenti di ciò che è accaduto nella vita di chi amo, mi sembra quasi di paragonare il Salone a quella partita e constato che, mentre mi abbronzavo a righe i piedi e mandavo foto e comunicati, Valentina trotterellava con i capelli ancora più corti, Ernesto andava al mare la prima volta, Micol finiva la scuola e Marika seguiva l’ultima lezione universitaria della sua vita. E ancora, Maria Chiara compilava l’ennesimo bando e iniziava il centro estivo, Raffaele vinceva le elezioni, Daniele partecipava a una decina di concerti, Morena andava a vivere con Luca, mamma festeggiava la sua pensione, Miriam trovava lavoro, Silvia rifiatava in Sardegna, mentre in Sardegna Patrizia e Paola tenevano stretta una mano prima che andasse via.

E io?

Io ho vissuto uno spazio tempo dalle leggi proprie, ho conosciuto persone che mi piacciono, ne ho riviste altre di cui l’unico difetto è la localizzazione geografica, ho baciato guance e condiviso caffè, mentre tanti altri purtroppo non sono riuscita a berli. Ho mangiato insalate e risposto a telefonate assurde. Ho bevute birre calde, sono entrata in decine di gruppi whatsapp, da cui sono anche uscita, ho comprato decine di quotidiani e letto centinaia di articoli E, nonostante più volte al giorno fosse possibile sentirmi dire “Odio tutti”, alla fine mi tocca ammettere che amo più di quelli che detesto e che, alla fine, questa settimana di follia è una di quelle settimane cui non rinuncerei mai.

Se dovessi ringraziare le persone che hanno reso speciale questa edizione del Salone diventerei scontata e diabetica. Ma questo non mi impedirà di farlo. Adesso, che vado a zonzo per le colline casco in testa e aria in faccia, rifletto sul gol di Sparwasser e ringrazio la fortuna di avere due figlie pazienti e appassionate, che vibrano delle mie stesse emozioni e che non contribuiscono al mio abnorme senso di colpa. La loro serenità è frutto anche delle persone speciali che le hanno accudite durante questo carnevale che annualmente ci investe. Ringrazio la sorte che mi ha fatto piombare in un ufficio di matti, di esseri umani in grado di condividere, di lavoratori creativi e di professionisti fantasiosi. Ringrazio anche le frustrazioni gravitazionali che hanno sfiorato il Salone, perché mi hanno permesso di concentrarmi ulteriormente e di dare il giusto peso alle cose. Tutto questo mi ha regalato la prospettiva, e la prospettiva è quella cosa lì che fa fare respiri profondi, che fa sbocciare sorrisi, che regala la rotondità della soddisfazione e che fa scorgere la moltitudine di verdi di cui di cui siamo circondati.

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