Buona suerte y adiòs, Santisella

E’ successo così, d’improvviso. Un mattino mi sono svegliata e di Santisella nessuna traccia. L’ho ritrovata in uno specchio, che mi guardava, un po’ sbiadita. Muta. Santisella non aveva niente da dire.

Che poi è sua abitudine palesarsi senza bussare alla porta: i suoi pensieri e le cose da dire arrivavano così, come il prurito di notte, e non potevi fare a meno di sentire e di scrivere, urgentemente, che altrimenti non ti avrebbe lasciato vivere. Non è famosa per la sua pazienza, Santisella. Quando si è fatta sentire, la prima volta, stavo su di un dondolo e raccoglievo cocci di fallimenti in serie, prodotti con metodo tayloristico santisiano: vita privata, lavorativa, sociale. Anche con gli acari di casa le cose non andavano bene.

Ed è arrivata lei. Ha cominciato a farmi ridere della mia situazione. Mi ha ricordato cosa diceva de Cervantes sull’osso del collo scavezzato, sul ribaltare le situazioni. Mi ha insegnato la resilienza del ridicolo e del sorriso. 

E’ stata cassa di risonanza della rabbia e della fatica, ma soprattutto è stata quel palloncino che ha alleggerito una finestra della mia esistenza pesante come piombo. Senza Santisella, probabilmente, certi cammini non li avrei intrapresi e certe consapevolezze non le avrei mai raggiunte. E’ spuntata, mentre dondolavo in lacrime a pochi giorni dalla chiusura del locale, è arrivata e mi ha mostrato quanto fossi pateticamente divertente scarmigliata, frignona, drogata di Nutella e di Real Time.

Ho scritto con lei, per lei e per me, per le mie figlie e per i miei sogni. Abbiamo raccontato la nostra vita, e poi la realtà, l’assurdità del mondo attorno e la bellezza dell’umanità. Fino a che lei non ha deciso che era ora di levare le tende. Non serviva più.

Così, d’improvviso. Santisella è tornata un’eco di risata e, salutandola allo specchio, mi sono accorta che è riuscita nella sua missione: farmi fare pace con tutte le mie anime, con tutte quelle contraddizioni che mi caratterizzano. Io sono luci e ombre, cioccolato e vaniglia (che mi fa schifo).

E’ venuto il momento di fare a meno di diminuitivi e di essere semplicemente Barbara.

Saluto Santisella senza magone, perché mi ha permesso di conoscere tante persone e da loro di farmi conoscere. Saluto il blog e ringrazio ancora una volta la scrittura, che è stata il mio retorico ma efficace salvagente. La ringrazio ma non la saluto: adesso che ha smesso di essere pura terapia, con lei forse potrà cominciare un rapporto più equilibrato. 

Da San Sebastian, patria di cibo e culi di surfisti, ti saluto Santisella. Muchas gracias, chica linda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...